Terremoto di Santo Stefano, a Fleri si è fermato il tempo: viaggio nel paese spezzato dal sisma – FOTO

Terremoto di Santo Stefano, a Fleri si è fermato il tempo: viaggio nel paese spezzato dal sisma – FOTO

ZAFFERANA ETNEA – È mezzogiorno a Fleri, frazione di Zafferana Etnea, e le campane della Chiesa Madre priva del suo storico campanile risuonano per segnare il trascorrere del tempo.

Quel tempo che sembra essersi fermato in questa piccola insenatura pedemontana, colpita dal forte terremoto del 26 dicembre 2018 e ancor oggi profondamente dilaniata.



In giro ci sono ancora gli striscioni, quelli appesi dai cittadini nei giorni successivi alla catastrofe. “Rialzati Fleri” è quello che campeggia sulla facciata della chiesa ancora ferita e segnata dai danni della scossa sismica di magnitudo 4.8. Evidenti anche i segni a terra. Molte mattonelle sono messe da parte, riposte in un angolo ai bordi della strada.

I calcinacci caduti dalle abitazioni sembrano ancora tremare, mentre lungo i marciapiedi e le strade si notano ancora le fessure generate dal movimento sotterraneo. Il tempo sembra essersi fermato, dicevamo, e con esso anche le speranze dei residenti che ormai da troppi mesi aspettano di vedere una ricostruzione che tarda ad arrivare.


Ripristineremo presto la normalità“, aveva detto l’ex vicepremier Luigi Di Maio in visita poche ore dopo il terremoto di dicembre. Ma la normalità, da queste parti, sembra essere diventata una parola tabù per chi vive nella piccola frazione.

Il sisma ci ha risparmiati, la burocrazia no“, è l’altra scritta emblematica che appare su un secondo lenzuolo posto all’incrocio tra via Armando Diaz e via Vittorio Emanuele, quest’ultima aperta al traffico veicolare ancora per l’unico senso di marcia da Catania verso Zafferana Etnea.

In questo scenario post apocalittico soltanto il silenzio sembra essersi ripristinato dopo lo sconquasso di quella notte. Silenzio come quello dell’Etna che, imponente, guarda ancora dall’alto il paese emettendo i suoi caratteristici e mansueti sbuffi di cenere. Si tratta, però, di una tranquillità a tratti desolante nella quale sembrano riecheggiare ancora i rumori di quel martedì notte d’inferno che ha cambiato tutto.

Oggi, a quasi dieci mesi di distanza, gli unici suoni reali di Fleri sono costituiti dal passaggio delle auto in piazza Padre Don Barbagallo e dai rintocchi che, ogni quarto d’ora, replicano un promemoria irrealizzato.