Strage di Ustica: i legali dei familiari parlano di “pasticcio giuridico”

Strage di Ustica: i legali dei familiari parlano di “pasticcio giuridico”

PALERMO – ”Dopo tanti anni ci troviamo in un pasticcio che va considerato, non solo di natura processuale ma anche di comune logicità”; sono queste le parole di Vincenzo, Vanessa e Fabrizio Fallica, i legali dei familiari delle vittime della strage di Ustica.

Tale affermazione ha seguito ieri la conclusione dell’ennesima seduta svoltasi alla Corte d’Appello di Palermo e che vede i congiunti delle vittime morte nel disastro aereo scagliarsi contro il Ministero della Difesa e dei Trasporti. L’avvocatura ha ritenuto opportuno chiedere la sospensione dell’esecuzione della sentenza di primo grado; tale richiesta è tuttora al vaglio della Corte d’Appello.

Ciò che, dopo più di 30 anni di dolore e dibattimenti, sembrerebbe premere tanto ai legali quanto ai loro assistiti è la rapidità della conclusione di questa interminabile vicenda giudiziaria: “La Corte d’Appello decida celermente – chiede Vincenzo Fallica – Non può consentirsi che un collegio giudicante in sede di appello concernente i fatti di cui al disastro aereo possa esprimersi prima attraverso una sentenza parziale che riconosce la responsabilità dello Stato, per poi decidere in seno ad altro giudizio la esistenza o meno di tale responsabilità. Quello che conta in questo particolare momento conclusivo è eliminare tale pasticcio attraverso un provvedimento lineare da parte della Corte di Appello alla quale è stata fatta una esplicita richiesta di celerità”.

L’ultima parola spetta comunque alla magistratura che dovrà, si spera a breve, pronunciarsi sul diritto di risarcibilità degli eredi. In ogni caso la complessa vicenda giudiziaria sarebbe ormai prossima alla sua conclusione. L’interminabile processo ha nel tempo assunto, è ancora Vincenzo Fallica a sostenerlo, dei caratteri grotteschi dovuti forse all’incapacità delle due parti contrapposte di trovare un accordo equo: “Il processo comincia a manifestare sintomi di natura grottesca nella sua esecuzione, sintomi che vengono avvertiti dalla posizione che continua a mantenere l’avvocatura dello Stato la quale, anziché collaborare per risolvere i gravi problemi processuali venutisi a verificare nei vari giudizi, continua a contestare la validità di un giudicato della suprema corte di cassazione che ha definitivamente accertato e sancito la responsabilità dello Stato. L’avvocatura, oltre ad offrire un’immagine distorta degli avvenimenti richiede una valutazione diversa ed opposta da parte della Corte quasi che non sussistesse la sentenza, la quale non è stata paradossalmente nemmeno menzionata (tam quam non esset)“.

Non resta quindi che sperare nel definitivo e quanto più possibile celere verdetto della Corte d’Appello di Palermo.

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