Security alla Vecchia Dogana e il locale Cuk: la mafia non è solo droga e armi - Newsicilia

Security alla Vecchia Dogana e il locale Cuk: la mafia non è solo droga e armi

Security alla Vecchia Dogana e il locale Cuk: la mafia non è solo droga e armi

CATANIA – Non solo droga e armi, ma anche il tentativo di gestire parcheggi e sicurezza nelle discoteche. Questo quanto emerso da un’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, che ha consentito di ricostruire alcuni gravi episodi estorsivi messi in atto dalla famiglia Santapaola-Ercolano.

“Abbessa 100mila euro, se no facciamo saltare tutto. Oppure cercati l’amico!”. Poche parole, ma che delineano perfettamente il quadro criminale e il modo di agire intimidatorio da parte del clan nei confronti del titolare di un parcheggio vicino l’aeroporto di Catania.



Determinanti, in tal senso, le intercettazioni telefoniche, che hanno permesso di individuare Giuseppe Verderame e Simone Giuseppe Piazza come autori della tentata estorsione. Il grave episodio sarebbe avvenuto nel 2016. La vittima ha deciso di denunciare, facendo scattare le indagini.

Alle spalle dei due aguzzini un’intera organizzazione criminale, riconducibile ai Santapaola-Ercolano e capeggiata da Maurizio Zuccaro. Uomo in grado di impartire ordini e dare indicazioni anche da dietro le sbarre.


Altro caso emblematico e che dimostra la forza criminale della cosca è quello legato alla sicurezza nelle discoteche. Nello specifico, attraverso atti intimidatori e minacce di morte, Maurizio e Rosario Zuccaro, coadiuvati da Luigi Gambino, Carmelo Giuffrida e Giovanni Fabio La Spina, costringevano il gestore della Vecchia Dogana ad affidargli la gestione del servizio di sicurezza e a consegnare 3mila euro. Una “fetta di mercato” che fa e faceva gola anche al clan Cappello-Bonaccorsi.

Dalle intercettazioni, infatti, è stato possibile ricostruire alcuni accordi presi per la spartizione della security e i seguenti contrasti sempre per la gestione dello stesso settore.

Tra le altre azioni criminose contestate c’è anche quella dell’intestazione fittizia di beni, come nel caso di una società per azioni. Nello specifico Rosario Zuccaro, figlio di Maurizio, avrebbe prelevato il 50% delle quote associative di un’azienda per poi usare alcune somme di denaro per la realizzazione del Cuk, locale a Ognina. Missione, questa, consegnata nelle mani di Michela Gravagno, scelta quale intestataria delle somme.

Lo stesso Rosario Zuccaro avrebbe prestato 4mila euro a un esercente di un negozio di abbigliamento, obbligandolo a consegnargli mensilmente denaro pari al 10% della somma finanziata.

A questi episodi si aggiungono anche quelli legati allo spaccio di droga e detenzione di armi.

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