Sant'Agata 2019, niente fuochi a favore dei terremotati? Catania si “spacca” in due, ma la storia insegna - Newsicilia

Sant’Agata 2019, niente fuochi a favore dei terremotati? Catania si “spacca” in due, ma la storia insegna

Sant’Agata 2019, niente fuochi a favore dei terremotati? Catania si “spacca” in due, ma la storia insegna

CATANIA – La tradizionale festa di Sant’Agata, patrona del capoluogo etneo, senza fuochi d’artificio e soldi della cera in beneficenza per aiutare i terremotati di Fleri: questa la proposta di Riccardo Pellegrino, ex consigliere comunale e candidato sindaco alle elezioni dello scorso giugno.

Come è ben noto, per Catania non è stato un anno semplice: l’annuncio del dissesto economico è stato seguito, a distanza di poche settimane, dal terribile sisma di magnitudo 4.9 che ha colpito tutta la provincia etnea nella notte tra Natale e Santo Stefano, lasciando più di 500 persone senza casa e migliaia di cittadini in preda al panico e impotenti di fronte ai crolli e ai disagi provocati dall’eruzione dell’Etna.



Di fronte al dramma vissuto da diversi paesi etnei, in particolare da Acireale e Zafferana, sono state diverse le iniziative di solidarietà per gli sfollati: una delle più interessanti l’esposizione dello striscione “Rialzati Fleri” sulla facciata della chiesa del paesino, danneggiata dal sisma del 26 dicembre, come augurio per il nuovo anno lo scorso 31 dicembre.

Non sono mancati, inoltre, gli interventi dei vigili del fuoco, della Protezione Civile, dei volontari della Croce Rossa e di tutti i soccorritori per garantire alle persone in difficoltà controlli, viveri e supporto necessario per affrontare i momenti più difficili.


La situazione si è rivelata talmente critica da richiedere anche un aiuto nazionale: pochi giorni dopo il sisma, infatti, sono stati concessi 10mila euro per i provvedimenti più urgenti ed è stato dichiarato lo stato d’emergenza.

Anche se si cerca di tornare alla normalità, le criticità non sono ancora finite. La festa di Sant’Agata, che anima il capoluogo etneo a inizio febbraio e che ogni anno è attesa con ansia da tutti i catanesi, potrebbe trasformarsi in un’occasione per dimostrare la propria devozione con un gesto solidale: rinunciare agli spettacoli pirotecnici e spendere una piccola somma di denaro per chi vive un momento triste.

“Un segnale importante di rispetto e di vicinanza a chi si è ritrovato senza nulla a seguito del terremoto di Santo Stefano. È quello che vorrebbe anche la nostra amata Sant’Agata. I fuochi non toglierebbero nulla alla nostra bellissima festa cittadina e dimostreremmo che è davvero una festa di fede, scrive Riccardo Pellegrino commentando la sua proposta su Facebook.

“Il mio appello va innanzitutto al sindaco Salvo Pogliese, che oltre ad essere sindaco della città di Catania è sindaco metropolitano – continua l’ex consigliere catanese -. Spendere 170mila euro della tassa di soggiorno in fuochi d’artificio sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di tutte queste famiglie e di tutti i catanesi che sanno che a causa del dissesto saranno anni difficili. Il sindaco, in queste festività di Natale, ha dato dimostrazione di saper sollecitare il territorio, il tessuto imprenditoriale e i cittadini stessi, continui su questa strada”.

Il politico non ha dimenticato di rivolgersi alla vera anima della festa di Sant’Agata, i cittadini etnei: “L’appello poi è ai devoti: diamo il ricavato della cera ai terremotati. E se possibile evitiamo di acquistarne, devolvendo quello che avremmo speso per acquistare il cero votivo per i centri colpiti dal sisma. Le associazioni agatine e le parrocchie si mobilitino in questo senso e sollecitino i fedeli su questa strada”, si legge in conclusione della sua dichiarazione.

Per quanto agli occhi di molti possa apparire “eccessivo” rinunciare ad alcuni degli elementi che rendono più gioiosi i giorni dal 3 al 6 febbraio, è importante ricordare che in passato è avvenuto che i festeggiamenti in onore della Santa fossero sospesi per ragioni rilevanti che hanno sconvolto e turbato la comunità: la prima volta, almeno in tempi recenti, è avvenuto durante la guerra del Golfo, nel 1991, in seguito all’invasione dell’Iraq. In quell’anno le proteste furono numerose e per questo fu permessa una piccola processione nel tratto Piazza Duomo – Piazza Stesicoro, ma i tradizionali botti e i festeggiamenti cittadini furono in gran parte annullati.

La seconda occasione in cui furono permesse solo le funzioni religiose fu nel 2007: in quell’anno i festeggiamenti furono bloccati all’ultimo minuto dalla brutale uccisione dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, morto durante una serie di violenti scontri iniziati al termine del derby Catania-Palermo il 2 febbraio.

A chiedere la sospensione dei festeggiamenti non strettamente religiosi fu la vedova dell’agente, Marisa Grasso, il cui appello fu accolto dall’amministrazione Scapagnini.

Cosa avverrà quest’anno? Le autorità e i cittadini accoglieranno bene la richiesta di sospendere i festeggiamenti per una buona causa? È ancora presto per dirlo, ma sicuramente la questione sarà ampiamente discussa nell’intero capoluogo etneo e rimarrà al centro dell’attenzione mediatica nel corso delle prossime settimane.

Fonte immagine Saint-agatha.com