Riqualificazione polo industriale di Gela: tempistica, prospettive e criticità

Riqualificazione polo industriale di Gela: tempistica, prospettive e criticità

GELA – Poco meno di due settimane fa la Regione Siciliana ha dato il via libera al piano di riqualificazione e riconversione del polo industriale di Gela, nel Nisseno. Uno sblocco davvero importante per l’economia siciliana, in quanto l’area è da anni al centro di polemiche riguardanti l’inquinamento ambientale. Il progetto verrà realizzato da Invitalia, la società per azioni partecipata in toto dal Ministero dello Sviluppo Economico che si occupa del rilancio delle aree industriali in crisi, degli investimenti di imprese estere in Italia e anche di edilizia.

Il valore economico di questo piano equivale a 25 milioni di euro e vedrà la partecipazione, oltre che del Comune di Gela, del Ministero dell’Economia, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, della Regione Siciliana, dell’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) e del Libero Consorzio di Caltanissetta. Le iniziative imprenditoriali saranno il fulcro di questa rivitalizzazione, ma accanto a esse rivestono una particolare importanza anche l’aspetto occupazionale e la realizzazione di uno sviluppo sostenibile.



In merito a questo è intervenuto ai nostri microfoni l’assessore regionale alle Attività Produttive Girolamo Turano, che ribadisce il peso che avranno i progetti degli imprenditori, ma ci da anche alcune informazioni riguardo alla tempistica e allo stato attuale della procedura.

“Ci siamo preoccupati soltanto di recuperare il tempo perduto – spiega Turano –. Dopo l’applicazione del Prri (Piano per la Riqualificazione e Riconversione Industriale) per l’area di crisi complessa di Gela abbiamo aspettato la nomina del nuovo ministro e per poter sottoscrivere la convenzione per attivare i bandi che liberano risorse per 25 milioni di euro. Sarà pubblicato quindi un bando di evidenza pubblica per capire quali sono le imprese che vorranno partecipare, cosa vorranno fare e cosa si può fare con questo tipo di attività. Di questa somma 10 milioni li ha messi la Regione, mentre gli altri 15 il Ministero dello Sviluppo Economico. Aspettiamo di sapere quali saranno queste imprese. Riguardo a come saranno strutturati questi lavori avremo un incontro operativo a breve. Essi riguarderanno un serie di attività che sono state messe a bando e hanno come scopo la riqualificazione dell’area industriale e l’attivazione dell’area di crisi complessa per Gela. Un grande beneficio economico sarà rappresentato dalle assunzioni, che ripartiranno, mentre della sostenibilità ambientale se ne occuperanno gli assessori regionali all’Ambiente e all’Energia”.


Questo via libera al restyling dell’area industriale di Gela però non rende contenti tutti quanti e c’è anche chi ne denuncia le criticità. Tra questi c’è il presidente della Commissione consiliare Ambiente e Sanità del Comune di Gela, Virginia Farruggia, che si esprime soprattutto in merito all’area di crisi complessa.

“L’area di crisi complessa – afferma Farruggia – comprende una ventina di comuni, tra per esempio quello di Delia, molto distante. Nell’accordo di programma rientrano tutti quelli che hanno a che fare con il polo di Gela. Noi siamo stati subito critici riguardo a ciò perché molti di questi comuni hanno un’economia totalmente diversa da quella industriale. Tra l’altro parte dei 25 milioni di euro erano soldi destinati a Gela per un’altra cosa e sono rientrati nell’area di crisi complessa. Questa vicenda l’abbiamo comunque affrontata all’Ars, ma qui nessuno di noi è stato coinvolto prima della firma dell’accordo, che deve essere invece fatto con le audizioni delle varie categorie, come commercianti, imprenditori e associazioni del territorio. Nel 2016 fu inviata una call di Invitalia, che permetteva ai cittadini di inviare un progetto di massima per aver investimenti. Questi poi dovevano rientrare, dopo il parere del Ministero, nell’accordo di programma. La call non è stata pubblicizzata, noi abbiamo chiesto quali fossero i progetti ritenuti fattibili, ma non abbiamo avuto risposte. A un certo punto abbiamo saputo che il 70 % dei progetti si rivolgeva al settore terziario, che non ha niente a che vedere con quello industriale. Si sta cercando di promuovere anche l’inserimento di inceneritori per rifiuti. Noi faremo di tutto perché ciò non avvenga e stiamo interloquendo con i funzionari che hanno rilasciato le autorizzazioni. La convivenza dell’aspetto occupazionale con quello ambientale viene messa a dura prova”.