Il pontificale in onore di Sant’Agata, l’omelia del cardinale Vallini

Il pontificale in onore di Sant’Agata, l’omelia del cardinale Vallini

CATANIA – La “Santuzza”, addobbata di fiori bianchi come il colore del martirio e della purezza di Agata, aspetta in Cattedrale e intanto il Pontificale si è appena concluso, presieduto dal cardinale Agostino Vallini, vicario generale di papa Francesco. 

La messa è iniziata stamattina alle 10,00, dopo la processione dei vescovi e dei cardinali che una volta raggiunta la cattedrale hanno preso posto insieme ai devoti e, tra tutti, con il sindaco di Catania, Enzo Bianco, il questore, Marcello Cardona, e il prefetto, Silvana Riccio.

Tantissimi i sacerdoti da numerosissime chiese e diocesi, tra cui monsignor Guglielmo Gionvanco, eletto vescovo di Patti solo ora, il primo febbraio, nella Chiesa di Dio della Sicilia. Presenti anche tutte le associazioni civili e militari e le Associazioni Agatine.

Il cardinale Vallini ha aperto la celebrazione incensando l’altare come segno di offerta a Dio in onore dell’intercessione di Sant’Agata, ma le prime parole sono state quelle dell’arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina, che ha ringraziato commosso il cardinale, suo mentore e un tempo suo professore nella facoltà di Diritto Canonico. Gristina ha accolto i fratelli vescovi e ha riportato il saluto del cardinale Romeo, purtroppo lontano ma vicino col cuore a tutti i fedeli. Infine il benvenuto al nuovo arcivescovo di Messina, Giovanni Accolla, e con un saluto speciale a monsignor Zambito, che concluderà a breve il suo servizio nella diocesi.

“Fratelli e sorelle – ha concluso monsignor Gristina – partecipiamo con gioia a questa celebrazione e chiediamo alla patrona di farci apprezzare la gioia di partecipare alla santa messa come sempre. Auguri a tutti i fedeli”.

A questo punto è intervenuto il cardinale Vallini: “Fratelli e sorelle qui convenuti per celebrare la santa disponiamoci in atteggiamento umile e riconosciamo di essere peccatori invochiamo con fiducia la misericordia del padre. Chiediamo a Dio di pacificarci dai nostri peccati. Sentirci amati da Dio è la chiave di ogni preghiera”. All’apertura del cardinale è subentrato il coro diretto dal maestro Giuseppe Maieli con il canto “Gloria a dio nell’altro dei cieli”, suonato dall’organo della Cattedrale.

Dopo il canto, le letture dei vangeli: prima la lettura del vangelo di Paolo, che esorta ad avere fermezza nella tribolazione, vivere con amore e spirito di santità, poi il salmo 30 che viene intonato dal coro, “Alle tue mani signore affido la mia vita”.

Dopo ancora la lettura della Seconda Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi: “Ci presentiamo con fermezza a Dio nelle necessità nei tumulti, nelle fatiche, nei digiuni, nelle veglie. Con benevolenza, amore e spirito di santità, con parola di verità, con potenza di Dio con le armi della giustizia a destra e a sinistra, nella cattiva e nella buona fama, come sconosciuti eppure notissimi, come moribondi e invece viviamo, come poveri ma capaci di arricchire tutti, come gente che non ha nulla e invece possiede tutto”. Questo l’apostolo Paolo chiede a Dio per tutti i fedeli: spirito di santità.

Dopo la lettura e il canto dell’alleluia, il diacono si è recato dal cardinale Vallini per ricevere la benedizione. 

Infine è stato letto un brano del Vangelo di Matteo, che ci invita a non temere chi non ha potere di uccidere l’anima: Gesù Cristo, infatti, disse ai suoi discepoli “non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo ma non hanno potere di uccidere l’anima, ma di quelli che uccidono entrambi. Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti a Dio”.

Dopo l’intonazione dell’alleluia e la restituzione del libro dei Vangeli, il Cardinale Vallini ha iniziato la sua omelia: “Cari fratelli e sorelle vi saluto con affetto, in particolare il vostro arcivescovo e il sindaco di Catania per avermi invitato a presiedere la celebrazione. Vengo come pellegrino in questa chiesa per raccogliere la testimonianza della giovane e grande martire, per pregare perché possiate averla sempre come modello, come ispiratrice della parola di Dio. La sua storia è come la testimonianza dei sette fratelli maccabei, che subirono supplizi e tribolazioni, ma rimasero fedeli a Dio”.

Il cardinale ha raccontato attentamente il martirio di Agata e poi ha continuato: “Le domande che io vi pongo sono due: da dove una ragazzina di 15 anni attinse la forza? E che messaggio possiamo raccogliere dalla sua testimonianza? Lei era una martire e ha resistito alle tribolazioni per amore di Dio. Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo. Dentro di noi c’è una lotta tra il riconoscere Dio e metterlo al primo posto al di sopra di tutto o non riconoscerlo. Questo è il conflitto principale. Chi lo riconosce concepisce tutto a partire da lui e tutto a lui lo riconduce. Da questo principio discendono i valori che fondano l’esistenza: carità, solidarietà, rispetto, pace.

Se non si riconosce Dio come origine e fine, l’uomo e il mondo vengono concepite a prescindere da Dio e un idolo prende il posto di Dio. l’uomo diviene misura di tutte le cose e presume di essere il padrone di tutte le cose. Questa visione attrae ma non è equilibrata, perché subordina tutto al proprio io ed è in contrasto con l’altra che dà all’uomo il suo giusto posto. La guerra è riconoscere Dio come amore e l’uomo come amato da Dio o negare e combattersi l’uno con l’altro. Sant’Agata ha messo al centro dio e non ha ceduto alle lusinghe di chi voleva convincerla a mettere al centro se stessa. La sua fede forte  e coerente le ha fatto capire che la sua vita senza Dio sarebbe stata persa e così ha affrontato il martirio e le angosce con magnanimità spirito di santità e amore sincero. Vivere con fede il dramma della vita è decisivo, è un dramma che interessa tutti noi. Nessuno è esente da questa lotta, Gesù e i santi nella loro vita hanno preso posizione. Loro testimoniano la verità. Il supplizio della croce per Gesù non è un fallimento ma l’atto supremo, dimostrazione dell’amore per Dio. Il vangelo ci descrive la vita di Cristo come una continua lotta contro il male ma anche come una continua vittoria. Sant’Agata non indietreggiò davanti al dolore perché aveva la certezza di essere beata e amata da lui. Chiediamo a Sant’Agata la grazia di saper discernere il bene dal male rifuggendo da ogni compromesso”.

Dopo queste toccanti parole, il cardinale ha invitato tutti i fedeli alla preghiera: “Eleviamo la nostra ardente preghiera fonte di santità. Ascoltaci o signore”. 

Ma la chiesa si impegna attivamente anche per tutti i fedeli in difficoltà e dopo un pensiero rivolto ai terremotati del Centro Italia, il cardinale ha ricordato a tutti la colletta per l’arcidiocesi di Fermo nelle Marche. Tutte le offerte sono state portate davanti al fercolo in segno di solidarietà in onore di Sant’Agata da parte di tutte le associazioni di volontariato coinvolte. A conclusione della messa, la liturgia eucaristica e la benedizione.

“Che il sacrificio sia donato a Dio nella solennità della vergine martire Agata e grazie alla sua intercessione. Celebriamo la potenza divina che agata infonde, facendo per dio un puro olocausto di amore”. 

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