Policlinico di Catania, sprechi e inefficienza

Policlinico di Catania, sprechi e inefficienza

CATANIA – Un biberon e un peluche tra le macerie dell’ennesima incompiuta siciliana. Solo il rumore dei passi, all’ingresso, spezza un silenzio assordante. È il silenzio della politica e di chi dovrebbe battersi per restituire all’utenza una struttura indispensabile per il trattamento di più patologie.

Quella che vi raccontiamo è un’altra storia simbolo di sprechi e di inefficienza e riguarda la Clinica Pediatrica del Policlinico di Catania. Nulla di nuovo, purtroppo, ma stavolta ad essere violata è la categoria più debole e indifesa, quella dei bambini, vittima di una società malata di inerzia.

La vicenda assurda di questa struttura ha inizio nel 2005, quando partono i lavori di ammodernamento e di adeguamento nelle ali est ed ovest, poi finiti nel 2007. Nello stesso anno, dovendo procedere ai lavori nell’area centrale dell’edificio, la clinica viene trasferita in quattro strutture distanti l’una dall’altra. Sembrava un disagio temporaneo, sebbene stesse comportando una dispersione enorme di risorse umane che nel frattempo hanno penalizzato i piccoli pazienti, i loro familiari e, soprattutto, i medici, costretti a rinunciare ad un unico punto di riferimento per scambiarsi preziose informazioni.

L’attesa però non è mai finita. Cinque anni di nulla dove tutto è rimasto lettera morta fino al 2012 quando la Regione Siciliana ottiene per la pediatria un finanziamento europeo su iniziativa del prof. Mario La Rosa (direttore del Dipartimento Materno infantile del Policlinico/OVE) e non per interessamento dell’azienda che aveva promesso di effettuare il recupero nella sua completezza.

Un  finanziamento di 2 milioni e duecento mila euro, assegnato unicamente per il recupero della Pediatria, pena la restituzione della somma.

Si parte. I lavori vengono divisi in due trance: la prima inizia alla fine del 2012, ed è completata nel dicembre del 2013, la seconda, iniziata nel febbraio del 2014 è ancora in corso. Sembrava che tutto potesse procedere per il meglio. Sembrava, visto che i lavori hanno portato a recuperare la prima parte della struttura ormai completamente finita e per la quale sono stati acquistati anche i mobili che però, guarda caso, non sono stati ancora consegnati.

Cos’è successo nel frattempo? Dal 2007 al 2012 le parti già ristrutturate sono state abbandonate al loro destino. Il risultato? Continui atti vandalici, furti di suppellettili per diverse centinaia di migliaia di euro e una situazione di degrado e frustrazione per chi si era speso e battuto in prima persona per il completamento della struttura.  

Nel frattempo le Unità operative continuano ad oggi ad essere dislocate in quattro edifici diversi con gravi disservizi anche per i pediatri di famiglia, che inviano i loro piccoli pazienti ma non hanno più un unico riferimento.

Il pesante disagio riguarda anche il medico di guardia che deve spostarsi continuamente all’interno del policlinico da un edificio all’altro.

La mancata apertura della parte già restaurata, tra, l’altro, vanta ampi spazi didattici, un reparto con stanze a bassa carica microbica da utilizzare per i pazienti fibrocistici, ampie aree per i ricoveri e le visite ambulatoriali oltre alla cappella, alla ludoteca e al laboratorio di ricerca.

Il danno non è più quantificabile ma si sa che coinvolge anche gli specializzandi che non dispongono di un’area didattica.

Il pericolo imminente, oltre alla mancata difesa di una struttura che sarebbe stata in grado di curare i piccoli con dispositivi altamente innovativi, è costituto dalla probabile restituzione dei fondi europei assegnati solo per il recupero di questo edificio. Una beffa atroce, oltre ad un danno incalcolabile per l’utenza siciliana. La domanda è consequenziale. Perchè non si fa in fretta per evitare che i siciliani subiscano l’ennesima umiliazione?

Già. Perchè?

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