“Non può muoversi da Niscemi, anzi non può andare a Niscemi”: la strana storia di Luciano Albanelli

“Non può muoversi da Niscemi, anzi non può andare a Niscemi”: la strana storia di Luciano Albanelli

CALTANISSETTA – Quella che vi raccontiamo oggi è una storia che ha del paradossale e che riguarda il sistema giudiziario siciliano. Il protagonista di questa storia è Luciano Albanelli, un 39enne di Niscemi, arrestato il 22 gennaio 2014 in forza di un’ordinanza di custodia cautelare. È li che inizia il suo lungo calvario.

Mentre l’uomo è in carcere la Procura di Caltanissetta chiede ed ottiene dal Tribunale Misure di Prevenzione che Albanelli venga sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Da qui la storia si sposta al tribunale di Gela, dove il 10 dicembre 2014 ha inizio il procedimento di cognizione dove l’arrestato si protesta innocente.

Durante il processo, ormai quasi agli sgoccioli, il Tribunale Penale di Gela scarcera il giovane Luciano il 30 settembre 2015. Albanelli esce dal carcere e torna a Niscemi facendo scattare a quel punto la misura di prevenzione.

A questo punto insorge la D.D.A. della Procura della Repubblica di Caltanissetta, in persona del P.M., che presenzia al dibattimento in corso a Gela: “Ha errato il Tribunale a scarcerare Albanelli!”. Il Tribunale “della Libertà” di Caltanissetta, smentendo il Tribunale di Gela, dà ragione a questo P.M..

Dopo l’iter classico che ne consegue, il 19 febbraio 2016 l’uomo torna in carcere per “scontare” altri tre mesi. A questo punto il Tribunale di Gela lo scarcera di nuovo, ma la cosa non è così tanto semplice.

La Procura della Repubblica di Caltanissetta, Direzione Distrettuale Antimafia, in persona sempre del P.M. che presenzia al dibattimento in corso a Gela, chiede e ottiene che Albanelli venga sì liberato, ma abbia il divieto di dimora nel Comune di residenza, a nulla valendo quel che la difesa fa rilevare, ovvero che in capo all’imputato sussisterebbero due provvedimenti contrastanti e cioè il divieto di dimora a Niscemi (statuizione del Tribunale di Gela del 13 maggio 2016, come chiede il P.M.) ed obbligo di dimora a Niscemi (così come chiesto dallo stesso P.M., come da provvedimento del Tribunale di Caltanissetta).

Ed è qui che la storia diventa ancor di più paradossale. Interviene il Tribunale di Gela che con ordinanza “spiega” che la misura cautelare (divieto di dimora a Niscemi) prevale sulla misura di prevenzione (obbligo di dimora a Niscemi).

Appreso ciò, Albanelli sceglie di andare a vivere nel piccolo paesello di Acate, dove un’anziana parente ha a disposizione per lui una casetta. Esce dal carcere, informa il Tribunale di Gela ed i Carabinieri di Acate e si reca in quel paesello.

Dopo sette mesi, un bel mattino, i carabinieri di Acate, così come richiesto dal Commissariato della Polizia di Stato di Niscemi, lo sottopongono a misura di prevenzione e l’imputato da quel momento ha l’obbligo di stare ad Acate, ed il divieto di tornare a Niscemi (come da ordinanza del tribunale di Gela).

Per tentare di porre fine a questo assurdo paradosso, all’udienza dell’11 gennaio 2016, la difesa di Albanelli chiede al Tribunale di Gela di revocare la misura coercitiva del divieto di dimora a Niscemi, in modo da permettere all’uomo di scontare la misura di prevenzione nel proprio comune e nella propria casa, e non nel comune di Acate.

Il Tribunale di Gela, però, ha rigettato tale istanza e la difesa ha ritualmente proposto appello. L’udienza, in cui si dovrà decidere se porre fine o meno a questo paradosso, è stata fissata per il giorno 9 febbraio 2017, ore 9,30, dinanzi il Tribunale del Riesame di Caltanissetta. Il capitolo finale di questa storia continua, dunque, a ritardare.

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