Monreale: femminicidio di Concetta, arrestati zio e cugino del marito

MONREALE – I carabinieri della Compagnia di Monreale hanno arrestato Antonino Caltagirone e suo padre Vincenzo, entrambi di San Cipirello. I provvedimenti, spiccati dal G.I.P. Lorenzo Matassa, scaturiscono dalle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo, con i sostituti procuratori  Gianluca De Leo e Ilaria De Somma, sul femminicidio di Concetta Conigliaro per il quale, l’8 giugno scorso, i militari avevano fermato il marito Salvatore Maniscalco.

Antonino Caltagirone, cugino e complice del marito Salvatore  Maniscalco

Antonino Caltagirone, cugino e complice del marito Salvatore Maniscalco

L’uomo il 23 aprile ne aveva denunziato falsamente l’allontanamento volontario. Dopo approfondite indagini finalizzate a ricostruire tutte le tracce della presenza di Concetta nei giorni immediatamente antecedenti alla sua sparizione, gli investigatori di Monreale avevano focalizzato la loro attenzione sul marito, tradito peraltro da un particolare dettaglio emerso dagli accertamenti: i tabulati sviluppati sulla scheda sim della donna ne avevano infatti dimostrato l’associazione con il telefono dell’uomo il 13 aprile e dunque dopo quattro giorni dalla data del 9 aprile, che più circostanze indicavano come ultimo giorno di accertata presenza della vittima.

Dopo un estenuante interrogatorio dei militari il Maniscalco, crollato, li aveva condotti sul luogo dove poi furono rinvenuti parziali resti umani, completamente carbonizzati, che aveva poi indicato come quelli di sua moglie. Da quel momento in poi, prima di fronte al P.M. e poi di fronte al G.I.P., Maniscalco aveva alternato profondi silenzi a sproloqui consistiti in dichiarazioni inverosimili o contraddittorie, motivo per cui, convalidato il fermo, è rimasto all’Ucciardone.

Sin dalle prime battute gli investigatori si erano persuasi che Maniscalco potesse aver contato sulla collaborazione di qualcuno: appariva inverosimile che avesse spezzato, trasportato e carbonizzato il cadavere della povera Concetta, senza ricevere l’aiuto di nessuno.

I suoi stretti legami con i Caltagirone, rispettivamente zio e cugino, insieme ai quali lavorava quale manovale per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti ferrosi, avevano indirizzato i sospetti su questi ultimi, già sentiti nelle primissime battute dell’indagine; continui, seppure confusi, i riferimenti del Maniscalco alla partecipazione di terzi, mai precisamente specificati.

Nelle perquisizioni seguite nell’immediatezza del fermo i carabinieri avevano trovato a casa dei Caltagirone delle taniche uguali a quella rinvenuta in contrada Giambascio.

I tabulati, inoltre, dimostravano un infittirsi dei contatti, sin dalle prime ore del mattino, nei giorni successivi alla scomparsa della sventurata. L’analisi delle celle agganciate dai telefoni dei Caltagirone ha evidenziato, nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa, diversi passaggi nell’area dove poi sono stati rinvenuti i resti.

Rilevante anche il contributo offerto da un’intercettazione ambientale nella Fiat 600 in uso ai due, a bordo della quale padre e figlio commentavano i timori relativi alle possibili imputazioni derivanti dal loro coinvolgimento nella triste vicenda e la pressoché completa certezza di venirne coinvolti.

I due avevano concordato le rispettive versioni dei fatti; ciononostante alle domande postegli sono emersi silenzi, contraddizioni o rifiuti di rispondere.

Antonino Caltagirone è stato condotto all’Ucciardone, mentre il padre settantaduenne è stato ristretto in regime di arresti domiciliari.

 

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