La Conoscenza dell’Inglese in Sicilia Confronto alle Altre Regioni Italiane

La Conoscenza dell’Inglese in Sicilia Confronto alle Altre Regioni Italiane

È ormai noto a tutti che la conoscenza dell’inglese sia, oggigiorno, un assetto fondamentale per poter avanzare nella propria carriera lavorativa, negli studi, ma anche nella comunicazione quotidiana.

Da questo punto di vista, purtroppo, l’Italia non rientra tra i primi posti della classifica: nel 2019, infatti, si è fermata solo al 36° posto, alle spalle dei principali paesi europei. Il podio, senza eccessive sorprese, è invece dominato da Olanda, Svezia e Norvegia. I dati arrivano dall’analisi annuale sull’English Proficiency Index (EF EPI) condotta da Education First, ovvero un rapporto sul livello di conoscenza dell’inglese che ha coinvolto oltre due milioni di partecipanti provenienti da 100 paesi del mondo.


Non si tratta però esclusivamente di un problema di confronto con gli altri stati europei. All’interno del nostro stivale, il divario tra le varie regioni è purtroppo ancora notevole. Sempre secondo il report di EF, la regione Sicilia ha raggiunto un punteggio di 51,92, fermandosi quindi ad un livello di conoscenza “basso”, insieme a Calabria, Molise, Puglia e Basilicata (con quest’ultima che va a chiudere la classifica con un punteggio di 49,09). In testa troviamo l’Emilia Romagna, con 57,45 punti, seguita da Friuli-Venezia-Giulia e Lombardia, rispettivamente 57,34 e 57,31.

Il livello complessivo dell’Italia ricopre un livello “medio” ma pur rimanendo nella parte bassa della classifica, nonostante rappresenti una delle più grandi Eurozone.



È evidente che sia quindi necessario innalzare il livello di conoscenza del nostro Paese onde far fronte alle sempre più numerose esigenze e sfide lanciate sia dal mondo lavorativo e universitario, che dai contesti di vita quotidiana.

Esatto, perché ormai i giovani proiettano le proprie carriere verso l’estero, che sia per parte del percorso di studi che per un tirocinio o una posizione lavorativa a tempo pieno. Programmi consolidati come l’Erasmus sono ambiti dai più perché consentono agli studenti italiani di ricevere finanziamenti per un periodo di studio all’estero. Per poter partire, però, è necessario parlare almeno una lingua straniera, come l’inglese.

Una volta lanciati nel mondo del lavoro, i nostri giovani si troveranno ancora una volta a dover rispondere alla richiesta da parte delle aziende di conoscenze linguistiche più avanzate. Si tratta infatti di un requisito fondamentale non solo per le aziende estere, ma anche per sempre più aziende italiane, soprattutto quelle con più sedi e con rapporti commerciali con altri paesi. In questo caso, è richiesta la conoscenza di un inglese commerciale, il cosiddetto Business English, ovvero il linguaggio specifico per poter lavorare in ambienti lavorativi e professionali.

Importante ribadire però anche del ruolo chiave che questa lingua ricopre anche nella nostra vita quotidiana, essendo una delle più parlate al mondo insieme al cinese mandarino e all’hindi. Non è necessario essere mediatori culturali per trarne vantaggio: anche chi ama viaggiare e aprirsi a scenari multiculturali potrà sfruttare le proprie conoscenze di inglese per scoprire luoghi nuovi, apprezzare maggiormente la storia di altre comunità e sentirsi più indipendente. Per non parlare di chi naviga su internet: più del 50% del web è in lingua inglese, rappresentando così un’immensa fetta di fonti di informazioni e intrattenimento che sarebbe, altrimenti, inaccessibile.