Giovanni Lizzio: una figura istituzionale uccisa nel 1992 - Newsicilia

Giovanni Lizzio: una figura istituzionale uccisa nel 1992

Giovanni Lizzio: una figura istituzionale uccisa nel 1992

 

QUESTO ARTICOLO FA PARTE DEL CONCORSO DIVENTA GIORNALISTA, RISERVATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DELLA PROVINCIA DI CATANIA.

“Era una sera d’estate quando mio padre non tornò più a casa perché venne ucciso dalla mafia”. Così iniziava la sua intervista nel 2017 a Nemo Nessuno Escluso, trasmissione di Rai 2, la figlia dell’ispettore capo Giovanni Lizzio ucciso a Catania il 27 luglio 1992.

Giovanni Lizzio nasceva a Catania e iniziava giovanissimo la sua carriera all’interno della Polizia. Il suo lavoro lo aveva portato in giro per diverse città e le diverse esperienze avevano fatto maturare in lui un senso di giustizia e il desiderio di estirpare dalla sua amata città, Catania, la criminalità organizzata. In parte andò proprio così perché si occupò di importanti indagini, arrestando esponenti noti delle famiglie mafiose.


Il suo scopo era quello di stare vicino ai commercianti che chiedevano aiuto. Infatti, nel 1991 passò al comando del nucleo antiracket. Un torrido lunedì, il 27 luglio 1992, mentre l’ispettore era incolonnato al semaforo di via Leucatia, si affiancarono due sicari esplodendo alcuni colpi di pistola.

Ma quell’uomo caparbio e determinato resistette per qualche ora, poi morì in ospedale. La mafia decise di eliminarlo perché aveva svolto il suo lavoro con dedizione e impegno. Vennero deviate le indagini allontanando ogni tipo di sospetto, da quello che in realtà era un omicidio di stampo mafioso. Poi arrivarono le prime testimonianze di pentiti e le cose cambiarono perché venne fatta giustizia e chi aveva sbagliato doveva pagare. Alla fine, si scoprì che l’ispettore Lizzio venne eliminato per via delle sue indagini antiracket, che avevano recato fastidio al clan Santapaola. E poi? Si dimenticarono in fretta di quell’ispettore che aveva portato a segno numerosi arresti.


“Non si fermava mai, con quell’aria sicura di sé e un po’ strafottente” così lo descrive nel suo libro “Catania Bene” Sebastiano Ardita, componente togato del CSM. Ricostruire e comprendere le dinamiche della drammatica vicenda, come Lizzio, non è stato semplice, ma la sua famiglia ha lottato tenacemente affinché non venisse dimenticato il suo indiscusso operato.

Giovanni Lizzio lasciò non solo la moglie e le due figlie, ma anche quattro nipoti -Giuliana, Giovanni, Antonino e Ivano-, privati dell’assenza di una figura, quella del nonno, importante per un bambino. Quella sera del 1992, Giovanni smise di essere uomo, marito, padre e poliziotto.

Ancora oggi, attraverso il murales realizzato dall’associazione Addiopizzo nella parete esterna del carcere di Piazza Lanza, il suo sguardo è rivolto alla città di Catania con l’espressione di chi ne ha passate tante, ma con la forza e la tenacia di chi le ha vinte tutte. Perché un esempio come lui non può e non deve essere dimenticato.

Antonino Guglielmino – 3B Classico – Concetto Marchesi – Mascalucia (CT)