George Floyd, oltre confini e barriere: una storia che invita il mondo a riflettere

George Floyd, oltre confini e barriere: una storia che invita il mondo a riflettere

George Floyd, oltre confini e barriere: una storia che invita il mondo a riflettere

George Floyd: dire questo nome oggi vuol dire evocare immagini delle strade statunitensi in fiamme e di manifestazioni, violente o meno, in giro per il mondo. Eppure, fino a due settimane fa, era un uomo come tanti altri, almeno prima di diventare vittima di una morte tragica per la quale il mondo chiede giustizia.


A prescindere dai risvolti giudiziari della vicenda per il poliziotto accusato dell’omicidio e i colleghi indagati e dall’esito, assolutamente non scontato, delle proteste esplose negli Stati Uniti (e altrove), l’episodio non può passare inosservato e offre spunti di riflessione la cui validità va ben oltre i confini del Paese a stelle e strisce.


Il tema più “caldo” è sicuramente quello del razzismo, un incubo per il quale non si è mai scritta la parola “fine” negli Stati Uniti. Poco importa che gli afroamericani possano accedere all’università, votare o lavorare a parità di salario: quando persistono violenze, astio e “paura” reciproca, infatti, è come se le lotte per i diritti perdessero ogni giorno di più il loro vigore e i loro risultati.

Il razzismo non è certo un’invenzione degli Stati Uniti ed è un fenomeno quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Il movimento “Black Lives Matter” ha una vita ben più lunga di due settimane e un pubblico decisamente più ampio della sola comunità afroamericana. E ciò avviene perché la discriminazione rimane, purtroppo, un fenomeno ampio.

Se sentirsi giudicati e/o discriminati in terra straniera è orribile, peggio è vedersi minacciati e trattati come “diversi” senza alcuna giustificazione nel proprio Paese. La vicenda di George Floyd ha convinto diverse minoranze, degli Stati Uniti ma non solo, a far sentire la propria voce.

Una voce apparentemente marginale, ma non meno interessante e rilevante in questo contesto così globale, l’hanno avuta i tanti siciliani residenti negli Usa o di discendenza siciliana. “Sicilia? Mafia”: tanti sanno cosa vuol dire sentire parole simili, essere etichettati come “criminali” ingiustamente o vivere ai margini della società; altri conoscono la condizione dei propri antenati solo attraverso i racconti, ma non per questo sono meno attivi nella lotta a qualsiasi forma di pregiudizio e discriminazione.

Le proteste per la morte di Floyd, iniziate con il nobile intento di dire “basta” alla brutalità e garantire giustizia, non sono state sempre pacifiche o nel rispetto della legge.

Le dinamiche dietro quanto sta avvenendo permettono di riflettere sul tema della violenza. Se migliaia di persone hanno manifestato il proprio sdegno per il comportamento brutale di alcuni rappresentanti di quella polizia “privilegiata” che ha determinato la tragica morte di Floyd, altrettante hanno fatto luce sul comportamento altrettanto oltraggioso di numerosi protestanti, troppo presi dalla sete di giustizia per comprendere che in realtà combattere la violenza con la violenza è controproducente e disonora la memoria di chi ha perso la vita per difendere certi valori. Un gesto come quello della polizia di Miami, in ginocchio per mostrare vicinanza ai manifestanti e alla famiglia di George Floyd, dovrebbe avere più rilievo degli eccessi di chi si scaglia non contro la polizia violenta ma con tutte le forze dell’ordine come se fossero un “blocco” unico, ma purtroppo non è così, forse perché, in un mondo ormai assuefatto alla violenza, la brutalità fa sempre più notizia degli atti pacifici per fare la differenza.

Le proteste hanno anche portato sotto gli occhi di tutti la drammatica realtà delle divisioni sociali e delle sue possibili conseguenze: scontri perenni, accuse di ogni genere e attacchi sono il risultato non di pochi giorni, ma di fenomeni taciuti nel tempo. Autorità poco disposte a lavorare per placare i conflitti piuttosto che acuirli rischiano poi di inasprire una situazione già complessa.

Anche se tutto questo oggi accade negli Stati Uniti, non è escluso che domani tocchi ad altre parti del mondo. Per questo, le considerazioni su razzismo, violenza e conflitti sociali dovrebbero essere globali e coinvolgere soprattutto chi ha nelle proprie mani il destino di intere comunità e può giocare un ruolo decisivo nelle dinamiche sociali e nella creazione di una società più rispettosa dei diritti umani.

Fonte immagini: CNN