Emergono nuovi particolari sul giallo di ieri alla playa di Catania

Emergono nuovi particolari sul giallo di ieri alla playa di Catania

CATANIA – È ancora un giallo la morte della donna trentenne, ritrovata ieri in mare alla playa di Catania.

Gli investigatori hanno interrogato Igor, il figlio di uno dei due proprietari del Villaggio Europeo dove si è consumato l’omicidio, esclusivamente per raccogliere eventuali nuovi indizi che possano aiutare le indagini. Infatti per la polizia si tratterebbe proprio di un assassinio…

La ragazza caucasica sarebbe entrata all’interno del primo bungalow in muratura sulla spiaggia del camping con qualcuno che doveva essere già attrezzato per rimuovere una grata in ferro e sfondare una porta in legno. Si ipotizza anche che insieme con la donna ci fosse più di una persona. Ma tutto è ancora avvolto dal mistero.

Lì a terra, i vigli del fuoco che sono entrati per domare le fiamme hanno trovato alcune bottiglie di birra tedesca non ancora aperte e non distanti delle tracce di sangue.

Nessuno ha visto e nessuno ha sentito,infatti, come hanno sottolineato i proprietari e fratelli, Mario e Filippo Patanè, il villaggio dal primo ottobre fino a giugno è chiuso e quindi incustodito, tranne qualche controllo sporadico.

Chi è entrato, dunque, con quella donna? Qualcuno che sicuramente doveva conoscere il posto… Forse un bicchiere di troppo? Forse un’euforia sfociata nella violenza? La voglia marcia e incontrollata di abusarne venendo, però, rifiutato?

Sul corpo della trentenne, della quale ancora non si conosce l’identità, sono state trovate ecchimosi e ferite da taglio: una alla schiena e l’altra alla gola che probabilmente ne hanno causato la morte. Si pensa possa trattarsi di una prostituta.

Forse un conto in sospeso? O qualcuno che voleva fargliela pagare? Gli interrogativi si susseguono a ritmo incalzante e adesso è tutto in mano alla magistratura che ha aperto un fascicolo assegnato al sostituto procuratore Giovannella Scaminaci e alle forze di polizia.

“Abbiamo trovato un cadavere in acqua”, poche parole, che fanno raggelare il sangue, sono state pronunciate da alcuni pescatori che hanno visto il corpo della donna e lo hanno recuperato avvertendo subito i vigili del fuoco che, di contro, erano arrivati sul posto per spegnere un incendio.

Ma le due cose non erano scollegate… anzi…

Da una prima ricostruzione degli investigatori, infatti, chi ha ucciso la ragazza, lo avrebbe fatto nel bungalow e poi l’avrebbe trascinata in acqua appiccando il fuoco alla struttura per eliminare eventuali tracce di sangue. Sul cadavere sono stati trovati evidenti segni da trascinamento.

Sconvolti i proprietari che sono stati avvertiti proprio dai pompieri e hanno poi parlato tutto il giorno con polizia e carabinieri. E purtroppo non sono nuovi a questo genere di esperienze: due anni fa, infatti, d’estate un gruppo di ragazzi aveva convinto uno della cerchia che non sapeva nuotare, a buttarsi in acqua nonostante il mare fosse molto mosso. E questo è accaduto nella spiaggia libera accanto al camping e poi alcune ore dopo quel cadavere galleggiava nello specchio d’acqua antistante il loro villaggio e a recuperarlo è stata la Capitaneria di Porto.

Altre volte i fratelli Patanè hanno trovato bungalow forzati e spazzatura… ma mai si era arrivati ad un omicidio.

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