Decesso Valeria Lembo. Il secondo Appello riduce le condanne per gli imputati: si aspetta la Cassazione - Newsicilia

Decesso Valeria Lembo. Il secondo Appello riduce le condanne per gli imputati: si aspetta la Cassazione

Decesso Valeria Lembo. Il secondo Appello riduce le condanne per gli imputati: si aspetta la Cassazione

PALERMO – Valeria Lembo, giovane mamma di 34 anni, morì nel 2011 a causa di un presunto errore medico avvenuto nel reparto di Oncologia dell’ospedale Policlinico di Palermo. La donna, affetta da tumore di Hodgkin, sarebbe morta all’ultimo giorno di chemioterapia poiché i medici le somministrarono per errore una dose di 90 milligrammi di vinblastina al posto di 9. Una dose che si rivelò fatale. Per quell’errore fu chiesta giustizia ben 4 anni dopo dall’accaduto.

Il processo, il quale è andato molto a rilento e rischia di cadere per la prescrizione, vide fin da subito sul banco degli imputati l’ex primario del reparto di Oncologia, Sergio Palmieri, lo specializzando Alberto Bongiovanni, l’infermiera professionale Clotilde Guarnaccia e l’oncologa Laura Di Noto.


In primo grado e in secondo grado le pene furono molto severe. La seconda sezione della Corte d’Appello presieduta da Fabio Marino, però, avrebbe ridimensionato le varie condanne. La Corte ha deciso per l’ex primario Sergio Palmeri una condanna a 3 anni e 3 mesi di interdizione. Per Laura Di Noto, 2 anni per omicidio colposo e 3 mesi per falso ideologico. Per Alberto Bongiovanni, 3 anni per la morte di Valeria Lembo e 5 mesi per la falsificazione della cartella (Bongiovanni avrebbe cancellato dalla cartella clinica lo “zero” in più che avrebbe portato al fatale errore). Per Clotilde Guarnaccia, invece, sarebbe arrivata l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Tre e due gli anni di interdizione dalla professione per la Di Noto e per Bongiovanni.

La seconda sentenza d’Appello di oggi arriva a un mese dalla prescrizione, prevista per il 23 marzo. L’esito finale dipenderà in toto dalla Cassazione, la quale aveva annullato con rinvio la prima sentenza di appello lo scorso marzo.

Immagine di repertorio