Consorzi di bonifica, si inasprisce la protesta

Consorzi di bonifica, si inasprisce la protesta

CATANIA – Oggi in via Centuripe 1, sede consortile di Catania, si è tenuta l’assemblea dei lavoratori, ragionando sulle forme di protesta che da qualche giorno vengono attuate nei Consorzi di Bonifica come nel caso di Catania con l’espletamento delle funzioni lavorative a porte chiuse o come quello di Enna con la decisione di lavorare facendo però lo sciopero della fame, percependo che è solo il preludio del dissenso dei lavoratori o per meglio dire, dei padri di famiglia nei confronti di una Politica Regionale che ha decretato la morte lenta dei Consorzi per “agonia”, seguendo la prassi della storiella dell’asino, il quale dopo essersi abituato a lavorare per il padrone senza nutrirsi è deceduto.

Le casse regionali si chiudono per il personale a tempo indeterminato lasciando scoperte le mensilità di ottobre, novembre, dicembre e tredicesima, comunque lasciando in coda quattro mensilità pregresse, in attesa dell’autorizzazione allo sforamento del patto di stabilità che se va bene si porta via altri venti lunghi giorni. I progetti preparati quasi due mesi fa dai dirigenti preposti nei Consorzi, scaturiti dall’emendamento votato il 12/Agosto/2015 all’Ars che avrebbero rimesso al lavoro 48 lavoratori 51isti a Catania, oltre 400 in Sicilia che avrebbero potuto garantire il sostentamento delle proprie famiglie, in realtà non vedranno più per quest’anno il modo di rivedersi al lavoro, perché dalle prime indiscrezioni trapela la notizia che queste somme serviranno per l’anno prossimo per garantire le giornate minime in virtù della riduzione della partecipazione della Regione nei confronti dei Consorzi. In poche parole, nel 2016 il personale a tempo indeterminato con una contribuzione che dal 95% nel 2013 è scesa in 2 anni fino al 72% e per il prossimo anno si prevede al massimo il 60%, si vedrà riconosciuta la copertura degli stipendi fino a luglio, mettendo al chiodo altre 6 mensilità.

Contestualmentedicono i 51istinoi ceto debole, perderemo già da quest’anno 10.000 € pro-capite e la contribuzione pensionistica. Queste scelte provocheranno inevitabilmente enormi disservizi per l’utenza che si sentirà in dovere di esercitare il diritto di istanza nei confronti dell’Ente per il mancato servizio, chiedendo risarcimenti. Allora ci si chiede se è possibile che la dignità del personale, che espletando il proprio ruolo ha anticipato con forze economiche proprie la presenza quotidiana sul posto di lavoro possa essere ricompensata da una Regione che non riesce a fare una sintesi di crescita ottenibile da una riforma consortile degna di essere chiamata tale, visto che l’ultima risale al ’95 e da due anni che si è avviata la riforma in 2 consorzi non si è riusciti a concludere un percorso volto alla salvaguardia del territorio e dei lavoratori, nell’ottica di risanamento delle casse regionali. In conclusione prevale la scelta di persistere sull’azione di protesta che và avanti da cinque giorni proiettandosi verso un percorso crescente di lotta nel riconoscimento dell’art. 1 della Costituzione Italiana, utilizzando tutti i possibili mezzi di sensibilizzazione a cominciare con l’evento programmato per domani 3 ottobre allo Sheraton di Catania in cui si dibatterà sul futuro dei Consorzi. In questa occasione avremo modo di confrontarci con i dirigenti consortili e con le organizzazioni professionali di categoria“.

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