Collaboratori domestici e badanti, sfruttamento e offese alla dignità: la denuncia Oxfam invita ad agire

Collaboratori domestici e badanti, sfruttamento e offese alla dignità: la denuncia Oxfam invita ad agire

Collaboratori domestici e badanti, sfruttamento e offese alla dignità: la denuncia Oxfam invita ad agire

I ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri, il lavoro è sempre meno pagato (specialmente se ritenuto “umile”) e le garanzie si riducono di attimo in attimo: questi sono i risultati dell’ultimo rapporto Oxfam, intitolato “Time to care: Unpaid and underpaid care work and the global inequality crisis”.


Sicuramente non si tratta di una novità: siamo abituati a sentir parlare di lavori non equamente retribuiti, sfruttamenti di varia natura, squilibri geografici e diseguaglianze di reddito o di genere. I dati del report, però, quantificano una situazione drammatica che nel 2020 dovrebbe essere solo un lontano ricordo: nel mondo di oggi, l’1% più ricco della popolazione ha una ricchezza più che doppia rispetto a un gruppo di 6,9 miliardi di persone.


Questo è una dimostrazione che, come si legge nell’incipit del rapporto, “La diseguaglianza economica è fuori controllo. Inoltre, il sistema economico globale trova la sua “legittimazione” in una cultura ancora profondamente radicata nel passato e spesso sessista.

Un esempio evidente è quello dei collaboratori domestici e dei badanti, che secondo Oxfam sono tra i più sfruttati al mondo. La stragrande maggioranza (l’80% circa) di loro è costituita da donne.

Le condizioni di lavoro di questa categoria sono tutto fuorché degne: un impiegato su 10 non gode di giusta protezione, la quasi totalità (90%) non è considerata nell’erogazione di servizi di sicurezza sociale, spesso non ha una paga minima garantita e non ha limiti di orario.

Per alcuni di loro, soprattutto per le donne, a ciò si aggiunge il rischio dell’abuso, verbale e/o fisico. Si tratta di vittime del traffico di esseri umani e di persone private della loro dignità per diventare una “macchina” da lavoro al servizio di chi si definisce “potente”.

Se in tanti ritengono che questa sia una realtà presente solo nei “Paesi del Terzo Mondo”, la verità è ben diversa: per quanto sia difficile anche solo da immaginare e per quanto si tenti di occultare ogni male, gli sfruttamenti, gli abusi e gli insulti alla dignità dei collaboratori domestici e dei badanti sono diffusi anche nelle grandi metropoli ricche e tra i membri della cosiddetta “alta società”.

Apparentemente questa situazione sembra non lasciare scampo a milioni di disperati. Per questo, la denuncia di Oxfam (Oxford Committee for Famine Relief) deve essere vista come uno stimolo ad agire (non a caso il titolo del report di quest’anno è “Time to care”). Il programma per combattere la diseguaglianza economica, per per tutte le altre categorie di lavoratori mal retribuiti o privi di sicurezza e per chi vive in povertà assoluta, viene riassunto nel rapporto del 2020 in azioni chiave, dei “fari nella notte” capaci di fare la differenza:

  • Investire in sistemi sanitari e sociali adatti;
  • porre fine all’estrema ricchezza e all’estrema povertà;
  • creare una legislazione che protegga tutti i collaboratori che si occupano della gestione di case o di persone che necessitano di assistenza;
  • garantire la partecipazione delle categorie di lavoratori in questione ai processi decisionali;
  • sfidare ogni norma potenzialmente dannosa e ogni tradizione o credenza sessista;
  • dare valore alla situazione dei collaboratori domestici e dei badanti.

Molti hanno già fatto la loro parte, con proteste “dal basso” e denunce destinate ai potenti del mondo. Ora, come sottolinea Oxfam, è il momento che le azioni per la costruzione di una società più giusta diventino globali.

Fonte immagine: Pixabay – Steve Buissinne