Ciro Miceli, una "presunta" carriera da allevatore di lumache: la verità svelata dall'ex moglie - Newsicilia

Ciro Miceli, una “presunta” carriera da allevatore di lumache: la verità svelata dall’ex moglie

Ciro Miceli, una “presunta” carriera da allevatore di lumache: la verità svelata dall’ex moglie

AGRIGENTO – Convegni, premi, interviste, fiere regionali e nazionali: sono queste e tante altre le occasioni in cui protagonista è Ciro Miceli, “allevatore” di lumache di Sciacca, nell’Agrigentino e di cui oggi, a seguito di un esposto/denuncia presentato dalla ex moglie, Loredana Casciana, vi vogliamo parlare.

Arriva direttamente alla nostra redazione, l’esposto/denuncia di cui abbiamo appena accennato; la dottoressa Casciana, medico-veterinario originaria della Svizzera ma residente a San Michele di Ganzaria, nel Catanese, racconta in 28 lunghe pagine – con tanto di immagini – la storia di quel “finto” allevatore di lumache che altro non era che un commerciante di “crastoni”.



Corre l’anno 2015 quando Loredana Casciana conosce Ciro Miceli. Da una semplice amicizia ad una love story con tanto di matrimonio, il passo è breve. I due si conoscono per “affari”, la dottoressa è interessata al lavoro di cui si occupa l’imprenditore. È il 17 maggio 2016 quando riesce a visitare la “rinomata” azienda di Miceli: è lì che la donna scopre che in atto non vi è nessuna produzione né vi erano lumache e ancora, non vi è nessun recinto adibito a produzione ma è tutto abbandonato, con canne più alte dei recinti. Miceli si giustifica spiegando alla dottoressa di come sia fermo da un anno, nella sua attività, e che ha in serbo l’intenzione di investire nuovamente sull’allevamento: tutto questo perché a gennaio del 2015 era stato assunto da un’azienda di concimi, la Timac.

L’amicizia tra la Casciana e il Miceli si trasforma, dunque, in una storia d’amore. La donna inizia a seguire l’imprenditore preparando slide per alcuni corsi di aggiornamento per delle scolaresche.


Miceli continua ad “ingannare” tutti. “Non ha mai più messo in produzione l’allevamento”, spiega la parte offesa. Intanto continua a rilasciare interviste dichiarando di avere un allevamento di lumache attivo e, soprattutto, di essere “un imprenditore di fama internazionale e che le sue lumache erano un prodotto tipico di Burgio, tanto da esportarle all’estero guadagnando circa 25 mila euro l’anno”.

Proprio per queste interviste e per le visite delle scolaresche, Miceli “ripulisce un recinto e mezzo”.

Miceli, dunque, non sarebbe affatto un allevatore di lumache ma un semplice commerciante: “Ordinava le lumache anche dai Paesi dell’Est – spiega la dottoressa Casciana -, come da Green Farm, sita a Minsk Mazowiecki, per poi depositarle in uno scantinato angusto a casa dei genitori, spesso manipolate dalla madre, per poi immetterle sul mercato e spacciarle per lumache di sua produzione”. 

Tutto questo viene alla luce quando Loredana e Ciro si sposano. “Le lumache venivano confezionate in retine di 10 chili, ammassati da giorni l’una sull’altra in un pessimo stato di conservazione con forte odore di putrefazione con percentuale di moria altissima. Era forte – continua la persona offesa – l’odore nauseabondo e di marcio. Nonostante continuassi a ripetere a Miceli che così veniva meno la garanzia e il benessere non solo delle lumache ma anche dei consumatori finali; non mi ha mai dato retta”. 

Ma non è finita qui: le lumache acquistate venivano rivendute successivamente con logo MICELI’S SNAIL. È questo il nome dell’azienda fondata dall’uomo. L’etichettatura era priva di tracciabilità. L’imprenditore insiste sul fatto che tutto fosse in regola e che utilizzare un unico numero di lotto (C-01) per anni, fosse regolare. “Essendo medico conosco bene le leggi e le normative vigenti – spiega la dottoressa –. Il nostro rapporto continua ad incrinarsi, iniziamo a litigare, Miceli diventa violento verbalmente, inizia ad ingiuriarmi, offendermi, urla e scarica la sua violenza sui mobili di casa, tira pugni e in un episodio colpisce una porta di casa su cui ancora oggi ne rimangono i segni”. 

La dottoressa smette così di aiutarlo e assecondarlo e lo convince ad acquistare una cella frigo che viene comprata con i soldi dei regali di nozze.

La vita di Miceli continua con premiazioni, convegni, interviste postate sui social e tanto altro. È il 17 giugno 2018 quando la donna scopre un’intera partita di lumache a lei intestata con tanto di partita Iva aperta a suo nome. I litigi continuano e quest’ultima decide di indagare sull’azienda di Miceli scoprendo un traffico di lumache senza autorizzazioni.

Nell’agosto del 2018 il loro matrimonio finisce. Ad oggi la dottoressa, nonché parte offesa e intenzionata a volersi costituire parte civile, tramite il suo legale di fiducia, Avv. Giuseppe Lipera del Foro di Catania, chiede – con questo esposto/denuncia -, l’immediata analisi microbiologica e tossicologica delle lumache di Ciro Miceli, di cui pretende, altresì, una punizione a norma di Legge.

Per deontologia professionale abbiamo deciso di sentire il legale del signor Ciro Miceli, l’Avv. Giacomazzo Rosaria del Foro di Sciacca. È quest’ultima a smentire quanto dichiarato e raccontatovi finora dalla dottoressa Casciana. “Quello che posso dirvi – spiega il legale – è che la signora e il mio cliente sono ancora in fase di separazione. Non sono ancora a conoscenza di questo esposto/denuncia ma posso assicurarle che il signor Miceli è un agronomo ormai da diversi anni”.

Ovviamente, tutto passa adesso nelle mani della magistratura che avrà modo di accertare e decidere non soltanto sulla fine di un matrimonio e di una relazione che sembrerebbero alquanto travagliati ma, soprattutto, sull’operato di un imprenditore che potrebbe passare repentinamente ed inesorabilmente dalle stelle alle stalle qualora si accertassero le sue eventuali responsabilità. Alcune, stando all’esposto, anche di ordine penale.

Fonte immagine Facebook

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