Balneazione vietata, a rischio la stagione estiva? Quant’è davvero inquinato il nostro mare

Balneazione vietata, a rischio la stagione estiva? Quant’è davvero inquinato il nostro mare

CATANIA – “Dove possiamo andare a fare il bagno?”, “Perché non possiamo andare lì?”. Queste sono solo alcune delle domande più ricorrenti durante la stagione estiva. A poco meno di due mesi dall’inizio della bella stagione è stato varato l’elenco dei luoghi della Sicilia in cui la balneazione non sarà consentita e la questione ha già fatto discutere. Prima di tutto perché sono davvero tanti ed è un peccato non fruire del tutto delle bellezze della nostra isola, ma soprattutto per questioni legate alla salubrità dell’ambiente e all’inquinamento, che coinvolgono a loro volta diverse problematiche.


Ci riferiamo in primis alle zone portuali, nelle quali le navi e le imbarcazioni a motore che inquinano i fondali marini, seguite dalle zone in cui sono presenti industrie, come Milazzo, nel Messinese, il polo petrolchimico siracusano e Gela, nel Nisseno, nelle quali gli scarichi di prodotti chimici in mare mettono a repentaglio persino la genuinità dei prodotti ittici di cui ci nutriamo. Le cause che portano a un divieto di balneazione in una zona sono però davvero tante e vanno ben oltre ciò.


Il quadro stilato qualche settimana fa dal Ministero della Salute, ripreso dall’assessorato della Regione Siciliana, è abbastanza critico. Tutto ciò in attesa delle analisi che effettuerà a luglio la nave di Goletta Verde, la campagna estiva di Legambiente che ogni anno si occupa delle analisi e dei campionamenti dei fondali marini.


Una disamina molto dettagliata della situazione la fornisce il presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna, che parte proprio da una precisazione in merito agli ultimi dati.



“I dati ufficiali – spiega Zanna – comprendono tutti i tratti di mare che risultano inquinati e sono frutto anche dei rilievi fatti dalle Asp. Spesso da queste informazioni emergono zone balneabili, che dopo il prelievo di Goletta Verde a luglio non risultano più tali per i nostri valori scientifici. Ma noi non li contestiamo perché si tratta di un test di monitoraggio e cura delle acque, che viene fatto una volta all’anno e giusto in quel momento può esserci qualche scarico che inquina. Il giudizio complessivamente non è positivo, in quanto sono troppi i tratti di mare dove è presente il divieto“.

E a causare quest’ultimo problema contribuiscono altri due elementi non indifferenti, che a loro volta chiamano in causa problemi interni al territorio.

“Prima di tutto – conclude Zanna – le acque reflue, che non vengono depurate o vengono depurate male, e a causa di ciò quest’anno paghiamo un’infrazione nei confronti dell’Unione Europea. Abbiamo monitorato i depuratori di Gela e del Porto Grande di Siracusa e le acque sono molto sporche. Nella zona di Barcellona Pozzo di Gotto, la procura di Patti ha sequestrato ben 6 impianti. Inoltre, l‘obbligo dei Comuni di segnalare il divieto ai cittadini non viene rispettato. Nelle isole minori abbiamo avuto meno criticità in merito, mentre nelle foci dei fiumi c’è un alto tasso di inquinamento, e a ciò contribuiscono tutti i Comuni, anche quelli più interni, che scaricano dalle civili abitazioni le fogne a mare attraverso i torrenti. Tutti sono responsabili, non solo quelli delle zone costiere”.

Riguardo alla zona del Catanese, nella quale gli scarichi fognari sono presenti in diversi punti, ci ha spiegato qualcosa la presidente di Legambiente Catania, Viola Sorbello, che ha puntualizzato come si stia cercando di correre ai ripari.

“Il mare nelle nostre coste è inquinato – spiega la Sorbello – e bisogna fare il possibile per realizzare nuovi impianti di depurazione, sia per Catania che per tutti i Comuni limitrofi. Nell’area di Aci Castello si sta provvedendo, mentre per tutte le altre zone rimane il problema. Proprio per questo da qualche giorno si è creata una task force tra Legambiente e altre associazioni per colloquiare con le autorità competenti. Sarà chiesto un incontro alla Sidra, al Dirigente generale acque e rifiuti della Regione, dottor Salvo Cocina, e al commissario governativo nominato per capire i tempi della realizzazione degli impianti fognari”.

E proprio in merito alla realizzazione del collettore fognario nella zona della Rivera dei Ciclopi, il sindaco di Aci Castello, Filippo Drago, afferma: “Stiamo eseguendo i lavori per una condotta fognaria lunga 8 chilometri e mezzo da Capo Mulini a Ognina e dureranno almeno per un altro anno e mezzo”.