Ast, autista lascia per mezz’ora i passeggeri al freddo, nel frattempo però chiacchiera dentro il bus

Ast, autista lascia per mezz’ora i passeggeri al freddo, nel frattempo però chiacchiera dentro il bus

CATANIA – Oggi vi raccontiamo una storia a cui abbiamo avuto il “piacere” di assistere in una fredda serata invernale la scorsa settimana.

Sono le ore 20, ci troviamo alla stazione centrale di Catania. Il vento, gelido, è di quelli così violenti da opporre resistenza quando si cammina.

Tutto normale direte voi, va beh che siamo in Sicilia, ma è pur sempre inverno! In effetti avete ragione, quello che però tanto normale non sembra è la scena a cui assistiamo.

I vari autobus dell’Ast (Azienda Siciliana Trasporti) sono parcheggiati, a motori spenti, attendendo l’orario prestabilito per partire. Fra questi c’è la corsa che da Catania va ad Acireale passando per Cerza, Ficarazzi, San Nicolò, Aci San Filippo e Aci Catena; per i pendolari, più semplicemente, “Il Ficarazzi“.

Dentro il bus però l’autista c’è. C’è, ed è anche in compagnia di un signore barbuto con cui chiacchiera vivacemente. Proprio di fronte alla vettura ci sono una signora, un ragazzo ed un uomo più anziano, che si guardano perplessi, come a dire “ma perché non apre?“. Sono, come detto, le 20 ma l’autobus parte alle 20,30. 

I passeggeri iniziano a perdere la pazienza, finché uno di loro non si alza, piazzandosi proprio davanti all’autista. In effetti adesso deve averli visti, per forza. Nel frattempo è passato già un quarto d’ora, e le maestose porte non sembrano intenzionate ad aprirsi.

Ci avviciniamo incuriositi e sentiamo l’anziano uomo dire, a voce neanche tanto bassa: “avi menz’ura ca ié da intra a farisi a discuruta, fussi cosa i trasiri e caricarici n’pugnu n’da testa. Appoi quando ci su i sciariati i cristiani s’addumannunu u picchì“. Tradotto: “è da mezz’ora che è chiuso là dentro a chiacchierare, sarebbe cosa di entrare e dargli un pugno in testa. Poi quando ci sono litigi la gente si chiede il perché“.

Al di là della delicatezza del passeggero, va detto che la situazione iniziava a diventare a dir poco fastidiosa. 

Sono le 20,20: il ragazzo prende coraggio, si alza e bussa all’autista facendogli segno di aprire. A questo punto noi sorridiamo sornioni, il coraggio è l’intraprendenza premiano sempre, in fondo non era difficile chiedere; adesso si aprono le porte e “vissero tutti felici e contenti”.

E invece… e invece l’autista fa segno di aspettare 5 minuti, ancora non è orario.

Passati i 5 minuti, sono le 20,25, finalmente le porte si aprono e i passeggeri, un po’ adirati, salgono. L’autobus partirà, come da orario, 5 minuti dopo; prima di accendere i motori però il nostro autista saluta con una stretta di mano ed un bacino il personaggio con cui stava parlando che, come nulla fosse, scende. Ciò ci lascia pensare che non fosse neanche un passeggero ma solo un amico.

Perplessi oggi abbiamo deciso di chiamare l’Ast, per capire quali regole stabiliscano l’orario di aperture delle porte. 

Le porte vanno aperte 5 minuti prima per regola, è una questione di responsabilità. Se succedesse qualcosa prima dentro il bus l’autista se ne dovrebbe assumere le responsabilità; sennò bellu fussi, no?!

Sorvolando sul fatto che non abbiamo capito cos’è che “fussi bellu”, e che quando si contatta un’azienda ci si aspetta di poter interloquire quantomeno in italiano, domandiamo come sia possibile allora che un uomo fosse dentro già dalle 20 a chiacchierare

Avrà avuto i suoi buoni motivi, non possiamo saperlo, l’autista se n’è assunto la responsabilità. Come quando si fa salire un passeggero senza pagare, gli altri potrebbero chiedersi perché loro pagano e l’altro no, ma è una scelta dell’autista e non possono dirgli nulla. Certo, se poi passa il controllore sarà il conducente a risponderne“.

Quindi, per farla breve, in effetti il nostro autista non ha infranto alcuna regola. Cinque minuti prima doveva aprire e 5 minuti prima ha aperto.

Poi certo, si sa: al mondo ci sono galline normali e galline che fanno le uovo d’oro, mentre i cittadini aspettano come “polli” i comodi degli autisti e delle loro discussioni al calduccio.

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