Amianto, a Palermo il più alto numero di vittime di una strage silenziosa - Newsicilia

Amianto, a Palermo il più alto numero di vittime di una strage silenziosa

Amianto, a Palermo il più alto numero di vittime di una strage silenziosa

PALERMO – 364 casi in otto anni nella sola Palermo. Questo il dato allarmante che CGIL Palermo ha fornito nel corso dell’ultima riunione avvenuta ieri all’interno del teatro S. Cecilia, riunione dal titolo: “Amianto, la strage invisibile”, coordinata dal giornalista Antonio Fraschilla. I dati sono stati presi dal registro siciliano dei mesoteliomi dell’assessorato alla Salute, che sta attualmente definendo i dati relativi all’anno 2015.

Sfortunatamente per le altre città siciliane le cose non vanno affatto meglio: nello stesso lasso di tempo infatti – dal 1998 al 2015 – Catania ha riscontrato la presenza di ben 247 persone ammalate. Segue Siracusa con 201. Totale, nella sola Sicilia: 1361 casi di mesotelioma.



Andando nel dettaglio poi, si scopre che 1049 sono casi certi, 61 sono probabili e 232 possibili. Il picco nel 2010-2011, con 98 casi nel 2010 e 97 nell’anno successivo. Continuando ad approfondire si scopre poi che le province con il più altro tasso di incidenza della malattia sono quelle in cui le industrie sono più sviluppate. Più colpiti gli uomini, con 1017 casi registrati, mentre 303 casi (il 23 per cento) riguardano le donne. Per entrambi i sessi comunque la fascia di età maggiormente colpita è quella compresa tra i 70 e i 79 anni. Due terzi dei casi viene diagnosticato fra i 60 e i 79 anni. Il tasso di incidenza media del mesotelioma in Sicilia è di 1,55 su 100 mila abitanti (2,47 nel sesso maschile e 0,69 nel sesso femminile).

Guardando poi al resto d’Europa, si scopre purtroppo che nemmeno li le cose vanno meglio. Sono infatti 15 mila l’anno le vittime dell’amianto, responsabile di circa la metà delle morti per cancro lavorativo. In Europa tra il 1994 ed il 2010 sono stati registrati infatti oltre 100mila decessi. L’intenso utilizzo di questo materiale tra il 1920 ed il 2012 in Europa ha causato la morte di 6.786 europei al giorno per mesotelioma.


Il sindacatodichiara il segretario generale della Cgil Palermo Enzo Campodopo questa iniziativa di denuncia, intende passare alla costruzione di una vertenza sociale e culturale perché l’amianto entri a far parte di una battaglia quotidiana per il rispetto dei diritti di chi lavora”.

Il 60 per cento delle morti per asbestosi a Palermo sono legate all’esposizione all’amianto da parte di operai del Cantiere Navale di Palermodichiara Domenico Mirabile, responsabile Cgil medici Palermo –. Per quanto riguarda la prevenzione, ancora si fa poco. La legge 10 obbligava i Comuni a dotarsi di piani comunali sull’amianto. Su 82 Comuni del Palermitano, solo 20 hanno approvato i piani”.

L’edilizia risulta, com’è ovvio, il settore più colpito, e le regioni più colpite, Sicilia a parte, risultano essere il Lazio e la Toscana. “L’unico modo per evitare l’esposizione e le drammatiche conseguenze che ne derivano è eliminare l’amianto, rimuoverlodice Ermira Behri, segretaria nazionale della Fillea Cgil -. Il nostro Paese è stato, dal secondo dopoguerra fino al bando dell’amianto, avvenuto nel 1992, uno dei maggiori produttori e consumatori, secondo solo all’Unione Sovietica. Fino a quel momento erano state prodotte 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo, dal dopoguerra al 1992 l’Italia ha importato 1.900.885 tonnellate di amianto. Le utilizzazioni hanno riguardato un amplissimo spettro di attività industriali, dalla cantieristica navale all’edilizia, da aziende di grandi dimensioni come Eternit a grandi miniere sparse su tutto il territorio, dalla Lombardia alla Sicilia. Questi numeri assumono oggi un significato molto importante, poiché è stato dimostrato che esiste una relazione statistico-epidemiologica molto stretta tra l’andamento dei consumi di amianto e l’incidenza dei mesoteliomi, a distanza anche di circa 30-40 anni“.

Fincantieri, in particolare i cantieri navali di Palermo, registrano numerosi casi, per lo più derivanti dall’inosservanza delle più elementari norme in campo di sicurezza, come la mancanza di mascherine che eviterebbero l’inalazione delle fibre di amianto. “L’ondata dei decessi, nella peggiore delle ipotesi, sappiamo che può ancora aumentare, dal momento che la malattia si può manifestare fino a 30-35 anni dopodice il legale di parte civile della Cgil, Fabio Lanfranca, che assiste quasi tutte le famiglie delle vittime di amianto alla Fincantieri –. Complessivamente i morti per amianto alla Fincantieri sono oltre 300 ma più della metà dei casi sono caduti in prescrizione e non potranno avere giustizia”.

Teresa Fabiola Calabria

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