Da Saro Falsaperla a speaker radiofonico, la carriera artistica di Giuseppe Castiglia – INTERVISTA ESCLUSIVA

Da Saro Falsaperla a speaker radiofonico, la carriera artistica di Giuseppe Castiglia – INTERVISTA ESCLUSIVA

CATANIA – Con le sue barzellette ha dato vita al personaggio di Saro Falsaperla, ha il quoziente intellettivo alto come quello di Einstein, nelle sue vene scorre sangue artistico, ha vinto due volte a “La sai l’ultima”, dal 2006 fa lo speaker radiofonico, ha partecipato al talk show “Insieme” condotto dal giornalista Salvo La Rosa sin dalla prima edizione del ’94.


Stiamo parlando di Giuseppe Castiglia, classe ’72, catanese, comico, barzellettiere, cabarettista e attore.


Giuseppe Castiglia, Lei è un personaggio poliedrico, quando si è accorto di avere la vena artistica?

Crescendo ho scoperto di avere diverse qualità e interessi. Da piccolo, già all’età di 3 anni imparai a leggere e scrivere da solo. Mi piaceva comunicare ed ero molto curioso. Mio nonno materno Ciccino, che faceva lo chef, era il barzellettiere di famiglia ed è da lui che ho “ereditato” questo dono, che è il mio lavoro da diversi anni. Alle scuole elementari la mia maestra in pagella mi scriveva che ero un leader, già da allora“.

Lei ha fondato una stazione radio-televisiva sul Web, “OneManRadio”, che i primi di giugno ha compiuto un anno e che sin dal principio da deciso di svolgere da casa, precorrendo i tempi dello smartworking.

Sì, dopo aver maturato una proficua esperienza con Allakatalla, con diversi partner artistici, è arrivato il momento di crearmi uno show tutto mio, in cui, in quattro diversi momenti della giornata, intrattengo il numeroso pubblico che mi segue con affetto non solo dalla Sicilia, ma essendo sul Web, da varie parti d’Italia, d’Europa e del Mondo“.

Lei ha fatto molti viaggi. A quale è rimasto più legato?

Sono stato in Etiopia, Messico, Thailandia, Egitto, Singapore, e altri luoghi, ma l’Etiopia mi è rimasta nel cuore. Pensi, a 6 ore di aereo dall’Italia ci si trova in una realtà surreale, dove la gente dei villaggi, poverissima, vive quasi allo stato primitivo, non sa neanche dove la loro nazione si trovi nella cartina geografica. Durante i miei viaggi faccio foto, ma il mio intento è quello di cogliere il punto di vista antropologico. Sa, le cose che ho visto e che mi sono piaciute di più non le ho fotografate, per questo le ricordo perfettamente“.

Lei è anche un bravo fotografo, ma è rimasto legato alla pellicola. Come è nata in lei questa passione?

Dopo le medie volevo fare l’Istituto Artistico, mentre mio padre, buon’anima, si oppose. Optai quindi per l’Istituto Commerciale, ma fu una scelta infelice per questo avevo voti alti sono nelle materie che gradivo. Dalla mia passione per il disegno alla fotografia il passo è breve. Da giovane mi appassionava tantissimo la camera oscura, trovavo affascinante poter catturare l’immagine“.

Cosa avrebbe voluto fare da grande?

L’architetto, mi piaceva l’idea di creare qualcosa che non c’è. Poi man mano crescendo immaginavo di entrare nel mondo della pubblicità e avrei voluto fare il copywriter“.

Lei ha fatto parte del MENSA, avendo un quoziente intellettivo di 168.

Sì, dal 1999 al 2003 ed è stata una esperienza interessante“.

Quale è la sua filosofia di vita?

Vivi e lascia vivere e mi piacerebbe che gli altri facessero lo stesso con me, anche se non sempre accade e poi fare bene il proprio lavoro, perché la gente è questo che si aspetta da me“.

Che rapporto ha con le sue figlie?

Sono un separato cronico. Ho due gemelle di 21 anni, Anna e Nina, che studiano a Torino, una studia musical e l’altra le arti circensi, e la piccola Sofia, di 9 anni. Lei è molto portata per la musica, e l’anno scorso ha prestato la voce per degli spot pubblicitari in una maniera così perfetta che le dissi di sbagliare qualcosa per fare capire che fosse una tenera bambina.
Desidero trasferire alle mie figlie i talenti, le mie esperienze, ma io tendo anche a metterle di fronte agli errori che ho fatto e a sapersi difendere dalle avversità della vita“.

Melania Mertoli