La Scuola Media “Maiorana” alla riscoperta di Catania

La Scuola Media “Maiorana” alla riscoperta di Catania

CATANIA – Fino ad un paio di anni fa, solo in casi del tutto eccezionali, una scolaresca in gita avrebbe trovato spazio tra le notizie di una testata giornalistica. Poi, improvvisamente, la pandemia, il lockdown, la didattica a distanza, la sospensione di ogni attività fuori dalle mura scolastiche. Un duro colpo per il mondo della scuola per il quale visite didattiche e viaggi di istruzione hanno, quasi sempre, rappresentato non solo un’occasione formativa, ma anche, e forse soprattutto, una straordinaria opportunità di crescita relazionale per i ragazzi.

I dati sulla diffusione del Covid-19 danno oggi un po’ di respiro. Il virus, è vero, non è scomparso, ma la campagna vaccinale innanzitutto (peraltro massiccia tra il personale scolastico e i ragazzi della scuola secondaria), l’adozione dei necessari comportamenti di prevenzione e, forse, la diffusione di varianti meno aggressive, hanno fatto sì che, con le dovute precauzioni, le scuole stiano cominciando a riappropriarsi di tutte le pratiche mortificate dalla pandemia. Anzi, come spesso accade nelle scuole – organismi, probabilmente, fra i più duttili, abituati ad adattarsi a situazioni nuove ed improvvise – ciò che è di ostacolo è stato convertito in opportunità.


Ecco che nei giorni scorsi, con la collaborazione di Etna ‘ngeniousa, associazione di volontari con “l’istinto di preservare, tutelare, conoscere e valorizzare i luoghi della nostra terra”, la Scuola Media “Maiorana” di Catania, diretta dalla dott.ssa Gisella Barbagallo, ha provveduto ad organizzare per i propri ragazzi una serie di visite guidate nella stessa Catania trasformando le limitazioni imposte dal Covid in una splendida occasione per riscoprire, e in qualche caso scoprire, la propria città.

Le visite, predisposte dalla referente prof.ssa Merana Spampinato, si sono svolte lungo due direttrici principali: i luoghi del culto agatino e i monumenti della Catania della Belle époque.

Un binomio inscindibile quello fra la nostra città e la sua patrona, testimonianza di un’identità storica e religiosa che ha attraversato i secoli e che ogni anno si esprime attraverso una festa, la terza festa religiosa più importante al mondo, entrata a far parte anche dei Beni Etnoantropologici Unesco. Numerosi i luoghi e gli spazi urbani dedicati alla Santa che gli alunni hanno visitato con la preziosa descrizione della guida: una passeggiata dalle numerose tappe tra cui la chiesa di Sant’Agata la Vetere, sorta, si dice, nell’area delle prigioni del palazzo di Quinziano, e il Santo Carcere che la tradizione lega ai luoghi di detenzione forzata e al martirio della Santa e in cui è possibile ammirare il blocco lavico con su impresse le orme dei piedi della martire.

Decisamente meno usuale la visita ai monumenti della Catania della Belle époque.

Se centinaia, forse migliaia, sono infatti i catanesi che, ogni giorno, percorrono il tratto del viale Mario Rapisardi tra piazza Santa Maria di Gesù e piazza Roma, pochi sono coloro che, nell’occasione, staccano gli occhi dal telefonino per ammirare le eleganti ville ai lati della strada e ancora meno coloro che ne sanno la storia o conoscono le vicende, per fare un esempio, dell’ex clinica Clementi, oggi sede di un istituto bancario, o della villa Alonzo-Tomaselli, entrambe realizzate da Carlo Sada, l’architetto milanese a cui si deve il Teatro Vincenzo Bellini.

In foto la villa Alonzo-Tomaselli

Un’idea della Catania dell’epoca lo hanno offerto anche la visita ragionata all’interno del Giardino Bellini e la passeggiata lungo la via Umberto, mentre una vera sorpresa è stata per i ragazzi della “Maiorana” conoscere la storia dei chioschi di piazza Vittorio Emanuele e scoprire nelle facciate in stile decò del cinema “Odeon” e dell’ex cinema “Diana” l’amore che i Catanesi ebbero per la cosiddetta “settima arte” prima dell’avvento di Netflix!

In foto il Giardino Bellini e il Cinema Odeon

Una bella occasione, in definitiva, per conoscere meglio la propria città, per riappropriarsi degli spazi e delle opportunità che la pandemia ha loro sottratto, ma anche un’opportunità, per adulti e ragazzi, di riflettere sulla storia e sulle potenzialità culturali, turistiche ed economiche di un centro cittadino certamente tra i più ricchi ed interessanti della Sicilia.