Gli studenti del “Gemmellaro” di Catania partecipano alla conferenza “Violenza di genere”

Gli studenti del “Gemmellaro” di Catania partecipano alla conferenza “Violenza di genere”

CATANIA – Il 13 dicembre 2021, alle ore 9,15, gli studenti delle terze classi di tutti gli indirizzi hanno partecipato nell’Aula Magna dell’Istituto di Istruzione Superiore “Carlo Gemmellaro” di Catania, nel rispetto delle attuali misure di prevenzione imposte dall’emergenza sanitaria COVID-19, alla conferenza sulla tematica “Violenza di genere”.

L’incontro è stato organizzato dall’Associazione Nazionale Antimafia “Alfredo Agosta”, che ha accettato l’invito della Dirigente Scolastica, Prof.ssa Concetta Valeria Aranzulla, sempre sensibile alle problematiche sociali e culturali che coinvolgono il mondo dei giovani.


Relatori sono stati il Sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Anna Trinchilio e l’Avvocato Mariolina Malgioglio, accompagnate dall’Ispettore Giuseppe Agosta.

La Dirigente, dopo avere introdotto gli ospiti, si è rivolta alla platea degli studenti sottolineando come ogni episodio di violenza di genere, che le statistiche ci confermano essere soprattutto rivolto contro le donne, non può e non deve lasciarci indifferenti ma richiede la partecipazione attiva e consapevole di noi tutti, affinché sia possibile creare una società civile in grado di prevenire tali reati. A questo punto l’Avvocato Mariolina Malgioglio, raccogliendo l’invito della Dirigente, si rivolge ai presenti per parlare dei numerosi casi di femminicidio che purtroppo riempiono le cronache di tutti i giorni. Si tratta di reati estremi, spesso causati da un sistema educativo e culturale che spinge a considerare la donna gerarchicamente subordinata all’uomo. Non è un caso raro che la violenza possa esplodere in ambito familiare a seguito di una separazione non accettata da parte di uno dei coniugi, più frequentemente l’uomo, che in preda ad un raptus omicida pone fine alla vita della compagna, dei figli e alla sua stessa a causa della pena che gli verrà inflitta.

Occorre sempre attenzionare i segnali che provengono da atteggiamenti prevaricatori da parte dell’uomo, rimproveri ingiustificati, limitazioni alla libertà individuale, aggressioni fisiche perché sono questi i segnali che possono evidenziare la vera natura del nostro partner.

Il Sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Anna Trinchilio nel suo intervento ha fatto un breve riferimento alla Convenzione di Istanbul del 2011, primo strumento internazionale giuridicamente vincolante “sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica”.

La Convenzione riconosce la violenza sulle donne come forma di violazione dei diritti umani e di discriminazione. Ancora oggi la mancanza di indipendenza economica e quindi di mezzi di sostentamento, spinge molte donne a non denunciare atteggiamenti prevaricatori e aggressivi dei coniugi o ad accettare continui e ingiustificati rimproveri sulla gestione della vita familiare che spesso hanno una grave ripercussione psicologica sulle vittime indifese.

Anche i bambini che assistono a scene di violenza familiare finiscono per sviluppare o giustificare un atteggiamento violento e di irrazionale possesso nei confronti dell’altro sesso. La normativa in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere fornisce interventi come il ricorso alla rete di case- rifugio per la tutela delle donne dai maltrattamenti, ma solo in pochi casi le vittime accettano di trasferirsi in altre località per non dover cambiare radicalmente le loro abitudini di vita e quelle dei loro figli. Questo spiega perché è importante promuovere tra i giovani e in particolare nelle scuole iniziative di informazione e sensibilizzazione per combattere la violenza di genere nei confronti di qualsiasi individuo.

Alla fine degli interventi gli studenti hanno posto delle domande ai relatori, i quali sono stati ben lieti di fornire delle risposte esaurienti, nella consapevolezza che saranno proprio le nuove generazioni a dover dare vita ad una società priva di pregiudizi e di atti persecutori in cui la parola amore dovrà significare rispetto, accettazione, libertà e non violenza o prevaricazione.

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