Desideriamo solo ciò che ci manca: riflessioni in tempi di emergenza sanitaria

Desideriamo solo ciò che ci manca: riflessioni in tempi di emergenza sanitaria

Questo periodo di pandemia e di lockdown ci ha messo di fronte alla nostra fragilità, all’esperienza della perdita e della mancanza. Costretti per molto tempo nelle nostre case, lontani da amici e familiari, sentiamo la mancanza della nostra quotidianità e il desiderio di poter tornare presto a una vita normale.

Se dovessimo provare a imparare qualcosa da questo periodo così particolare, potremmo dire che saper apprezzare il valore di ciò che ci manca ci aiuta a desiderare e ad andare avanti nella nostra vita.


L’essere umano è, per definizione, un essere mancante. Ciascuno di noi è alla continua ricerca di quel qualcosa che possa garantirgli la felicità salvo poi rendersi conto che niente è mai abbastanza e che abita perennemente in noi un senso di insoddisfazione e di incompletezza che ci fa continuare ancora e ancora nella nostra ricerca.

L’esperienza della mancanza è strettamente legata al desiderioDesideriamo infatti solo ciò che ci manca.

Il desiderio di cui vi parlo, tuttavia, non può mai essere soddisfatto dagli oggetti concreti di cui ci circondiamo ogni giorno. L’ultimo modello di smartphone o di automobile uscito sul mercato non può mai soddisfare il nostro desiderio più profondo perché, una volta acquistato, l’ultimo modello è già superato e ci ritroviamo già a desiderare il modello successivo.

L’esperienza della mancanza è fondamentale anche perché permette di aprirci alla relazione con l’altro. Se pensiamo di avere tutto e di non essere mancanti di nulla, perché correre il rischio dell’incontro con l’altro che, per sua natura, è sempre esposto al rischio?

La mancanza dunque ci spinge a desiderare, ad inventare, a realizzare progetti, a costruire legami.  Non è dunque l’avere tutto a nostra disposizione a proteggerci dall’angoscia ma, al contrario, è la capacità di lasciare uno spazio vuoto nella nostra esistenza che ci permette di muoverci, di creare e di continuare a vivere.

Un’immagine che mi sembra molto calzante per esprimere al meglio tale concetto è quella del gioco del 15. Almeno una volta nella vita, tutti ci siamo divertiti nel provare a risolvere questo celebre rompicapo. Si tratta di una tabella quadrata, solitamente in plastica, divisa in quattro righe e quattro colonne (quindi 16 posizioni), su cui sono posizionate 15 tessere quadrate, numerate progressivamente a partire dall’1 al 15. Lo scopo del gioco è quello di ordinare le caselle in ordine crescente, facendole scorrere in orizzontale o in verticale. Ma cos’è che rende possibile il gioco?

Sì, è proprio lo spazio vuoto, la mancanza di una casella, che ci permette di giocare. Se tutte le posizioni fossero occupate da una casella, nessuna potrebbe muoversi e il rompicapo non sarebbe risolvibile. Volendo applicare questa metafora alla nostra vita, potremmo dire che il gioco della vita è possibile solo a partire da una mancanza; se non ci manca nulla, tutto si ferma ed è impossibile continuare il gioco.

Anche in questo periodo di emergenza sanitaria, cerchiamo di apprezzare il valore di ciò che ci manca perché possa diventare il motore per non lasciarsi schiacciare dal peso e dalle difficoltà di questi giorni. Ricordiamoci di mantenere sempre uno spazio vuoto nel gioco del 15 della nostra esistenza e allora sì che la nostra vita diventerà un bellissimo rompicapo da risolvere!