CATANIA – A Catania è il giorno della Patrona etnea. Dopo il rientro in Cattedrale, avvenuto intorno alle 8 del mattino al termine del lunghissimo giro esterno, si è celebrato il solenne pontificale in onore di Sant’Agata, presieduto dal cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei Vescovi e vescovo emerito di Gozo, Malta.

Nel suo intenso intervento, il porporato ha offerto una riflessione profonda sul significato attuale della testimonianza di Agata, ponendo al centro i temi della libertà, dei legami, della speranza e della fede.
Il pontificale di Sant’Agata: «Come può ispirarci la Santuzza oggi?»
«La festa della patrona Sant’Agata è motivo di gioia e di orgoglio per la città di Catania – ha esordito Grech –. Qui Sant’Agata è “di casa”. Essere catanesi significa anche sentirsi legati a lei». Da questa premessa è partita la domanda chiave: che cosa dice oggi la martire ai credenti e alla società contemporanea?
Richiamando il dialogo tra Agata e il proconsole Quinziano, il cardinale ha sottolineato l’altezza della visione cristiana della libertà: «La libertà è il valore più importante che abbiamo; senza libertà non c’è dignità». Ma ha anche messo in guardia da una concezione distorta: «Oggi pensiamo che ogni desiderio debba diventare un diritto. Abbiamo finito per confondere la libertà con il fare ciò che ci piace. Senza limiti non cresciamo: ci perdiamo».
La libertà che prende forma nei legami
Per Grech la libertà autentica non è assenza di vincoli, ma scelta consapevole di legami buoni: «Una libertà che non vuole nessun legame è vuota. Quando scegliamo un impegno o una promessa, la nostra libertà prende forma». L’esempio del matrimonio, della disciplina di un musicista o della fedeltà a un principio morale mostrano che «scegliere un legame non significa perdere libertà, ma creare qualcosa di nuovo».
Citando Recalcati e Musil, il cardinale ha ricordato che «la felicità è nel limite» e che per il credente Dio è il limite ultimo verso cui tende il desiderio umano: «Aprirsi a Dio mi rende libero, mi permette di non essere schiacciato dal potere o dalle circostanze».
L’incontro che rende liberi
Agata – ha proseguito Grech – divenne davvero libera dopo l’incontro con Cristo: «Ciò di cui l’uomo di oggi ha bisogno non è un discorso religioso, ma l’esperienza di un incontro». Servono cristiani che trasmettano Gesù con la vita, perché «quando qualcuno incontra davvero Cristo, questo cambia il modo di vivere, di scegliere, di amare».
La libertà, però, è minacciata da nuove forme di controllo: «Gli algoritmi ci dicono cosa desiderare e cosa pensare. Crediamo di scegliere, ma spesso scegliamo tra opzioni decise da altri». Di fronte a queste insidie, l’esempio della martire resta luminoso: «Sant’Agata rimane salda. La sua libertà guarda oltre la sofferenza e oltre la morte».
Speranza contro la paura
Il cardinale ha collegato la testimonianza agatina al tema della paura, citando Paolo Borsellino e don Pino Puglisi: «La paura è l’inizio di ogni schiavitù. Il silenzio dettato dalla paura toglie libertà». L’antidoto è la speranza, dono che ha un nome: Gesù.
«Come le candele votive illuminano la notte, così la speranza illumina il buio della vita. Più candele ci sono, più forte è la luce: per questo è importante sperare insieme». Da qui il richiamo al cammino sinodale: la processione di Sant’Agata diventa segno di un popolo che cammina unito, dove «nessuno è spettatore, nessuno è ai margini».
La preghiera finale a Sant’Agata durante il Pontificale
In chiusura, Grech ha affidato Catania all’intercessione della Santa: «Se vogliamo ridare alla nostra città speranza e libertà, chiediamo a Sant’Agata di proteggerci non solo dalle calamità naturali, ma soprattutto da quelle spirituali».
La fede in Cristo – ha concluso – «non è qualcosa di assurdo, ma un fuoco che dà forza e riempie la vita di energia, di luce, di amore». Un messaggio che, nel giorno della festa, risuona come invito a rinnovare legami, responsabilità e speranza.



