Teatro Stabile, polemica che “brucia” come Fahrenheit 451: scontro tra politica e sindacato

Teatro Stabile, polemica che “brucia” come Fahrenheit 451: scontro tra politica e sindacato

CATANIA Piovono polemiche sul teatro Stabile di Catania tirato in mezzo in una una querelle che riguarda lo stato di salute – molto grave – dell’ente con pesanti ripercussioni sui lavoratori, sul cartellone e sopratutto sui bilanci e sui conti.

Proprio sugli aspetti contabili e sulle richieste di chiarimento provenienti dalla politica – in particolar modo dai consiglieri comunali e da alcune sigle sindacali – si è aperto un duro scontro che non accenna a placarsi.

La recente nota della Cgil – intervenuta a strenua difesa della gestione attuale del Teatro e del presidente Nino Milazzo – ha addirittura tirato in ballo il libro e il famosissimo film Fahrenheit 451 dove le squadre di pompieri venivano utilizzate per appiccare il fuoco ai libri per distruggere la cultura e asservire il popolo al “sistema”.

“Tutta questa rappresentazione – spiega la nota di Davide Foti, segretario Slc Cgil, e di Giovanni Pistorio, segretario provinciale Cgil con delega alla cultura, in merito alle recenti polemiche – se non fosse, nei suoi eventuali risvolti drammatica per il teatro e la cultura catanese, parrebbe essere stata messa in scena dalla stessa squadra di pompieri che in Fahrenheit 451 ha il compito di appiccare l’incendio ai libri anziché spegnerne le fiamme”.

In questo caso ad avere le fattezze dei terribili pompieri sarebbero i sindacalisti della Cisl e dell’Ugl nonché i consiglieri comunali della commissione Cultura che hanno “osato” chiedere delucidazioni sulla gestione del teatro Stabile beccandosi una dura reprimenda da parte del presidente Nino Milazzo che ha rifiutato di comparire proprio in commissione.

I SINDACATI. La Cisl e l’Ugl hanno chiesto le dimissioni del direttore artistico Giuseppe Dipasquale e di tutto il consiglio di amministrazione. Secondo le sigle sindacali, oltre i tanti mesi di stipendi non corrisposti, vi sarebbe una gestione poco chiara e alcune problematiche debitorie non ancora risolte.

Per i sindacalisti D’Amico e Fichera “da anni l’istituzione catanese ristagna in una situazione insostenibile con una crisi finanziaria senza fine, fatta di tagli lineari al settore e decurtazioni scaturite da presunte controversie politiche come quelle di qualche anno fa che hanno portato ad affossare ancora di più il teatro. Probabilmente la gestione degli ultimi anni ha contribuito ad aggravare la situazione”.

Inoltre i sindacalisti denunciano “il calo drastico degli abbonamenti riscontrato negli ultimi anni, innumerevoli i casi di spettacoli dove il pubblico si contava su due mani, in un teatro in cui gli abbonati un tempo erano numerosi”.

Ma per la Cgil, invece, si tratta di “eterogenei manipoli più o meno organizzati” che si sono mobilitati contro il teatro Stabile in occasione dell’approvazione, da parte della Regione, degli stanziamenti ai teatri e ha additato a una regia politica la volontà di mandar via presidente e Cda.

IL COMUNE. Già in passato era avvenuto un confronto piuttosto acceso tra una commissione consiliare e il vertice dello Stabile. Enzo Parisi, presidente della commissione bilancio, lo scorso aprile 2014 aveva denunciato la lentezza nella presentazione dei bilanci del Teatro visto che il Comune etneo è socio.

Per tutta risposta il vicepresidente Jacopo Torrisi aveva spalancato le porte a Enzo Bianco ma aveva sottolineato che il consiglio comunale non aveva potere ispettivo.

Lo scontro più recente è quello con la commissione Cultura che con Salvatore Giuffrida, Carmelo Nicotra, Niccolò Notarbatolo e Tuccio Tringale ha chiesto lumi sulle assunzioni, sui decreti ingiuntivi e su alcuni rimborsi carburante sospetti dello Stabile.

Il presidente Nino Milazzo – in una lunga nota – ha risposto al mittente alle accuse definendo gli esponenti del civico consesso un “plotoncino”. Per tutta risposta i consiglieri hanno richiesto un percorso di trasparenza: lo Stabile sopporterebbe costi per quasi 6 milioni di euro e produrrebbe incassi per soli 319mila euro e il bilancio è stato approvato con un patrimonio netto negativo di meno 1 milione e 300mila euro. In più si chiede se sia sostenibile un “indebitamento di oltre 8 milioni di euro” e se sia accettabile spendere “2 milioni di euro per servizi”.

L’assessore Orazio Licandro non è intervenuto nel merito ma ha scaricato il fardello alla Regione. Intanto il capogruppo di Area Popolare Manlio Messina ha già pronto un ordine del giorno, che presenterà nel prossimo consiglio, per chiedere le dimissioni del presidente Milazzo.

Però il troppo nervosismo dei vertici dell’ente non ha rasserenato il clima. Ci domandiamo quindi se non sia il caso di compiere – da parte del presidente e del direttore del Teatro – un’operazione verità, dinanzi alle commissioni consiliari, ai lavoratori e ai cittadini, con carte e bilanci alla mano per mostrare come si è operato in questi anni e quali sono state le criticità affrontante.