Il fuoco come catarsi, l'antico significato dello "zuccu" natalizio nella Sicilia orientale

Il fuoco come catarsi, l’antico significato dello “zuccu” natalizio nella Sicilia orientale

Il fuoco come catarsi, l’antico significato dello “zuccu” natalizio nella Sicilia orientale

CATANIA – Sono tante le tradizioni siciliane legate al periodo natalizio. Dalle immancabili prelibatezze culinarie alle curiosità che mescolano sacro e pagano, ancor oggi nella nostra isola si celebrano rituali le cui origini si perdono nei secoli.


Tra questi, indubbiamente, la “liturgia” dello “zuccu” è certamente tra le più misteriosi e affascinanti che abbracciano il nostro territorio. Lo zucco, traducibile in lingua italiana con il termine “ceppo” o “tronco“, altri non è che un falò che viene acceso in occasione della vigilia di Natale sul sagrato delle chiese o nelle piazze centrali dei paesi.

Si tratta di una consuetudine tipica della Sicilia orientale, in particolare delle località delle province di Catania e Messina e pressoché sconosciuta nelle altre aree dell’isola.


Secondo la tradizione, lo zucco viene benedetto dal prete della chiesa di appartenenza e successivamente acceso per riscaldare, simbolicamente, il bambin Gesù che viene al mondo. Tuttavia, se si va a ritrovo nel tempo, ci si accorge ben presto che l’usanza non ha nulla a che vedere con i rituali della religione Cattolica.

In origine, infatti, le legna accatastate e poi bruciate sarebbero appartenute a riti legati al culto degli dei pagani del raccolto o a celebrazioni propiziatorie e di purificazione messe in atto dalle civiltà precristiane per celebrare la nascita del Sol Invictus, fissata per la data del 25 dicembre.

Immagine di repertorio