“Zingara, cosa inutile”: insultata, minacciata e picchiata dal compagno davanti ai figli. In carcere 38enne

“Zingara, cosa inutile”: insultata, minacciata e picchiata dal compagno davanti ai figli. In carcere 38enne

CATANIA – La Procura Distrettuale della Repubblica, nell’ambito di indagini a carico di N.M., 44 anni, indagato per i reati di maltrattamenti in famiglia commessi ai danni della compagna, 38 anni, ha richiesto e ottenuto la misura cautelare in carcere eseguita dai carabinieri della Stazione di Belpasso (CT).


Le indagini, coordinate dal pool di magistrati qualificati sui reati che riguardano la violenza di genere hanno evidenziato come il maltrattante, spesso in stato di alterazione dovuta all’assunzione di sostanze alcoliche, talvolta mischiate a psicofarmaci, vessava sistematicamente la compagna anche in presenza dei figli minori riducendola, di fatto, a uno stato di assoggettamento psicofisico.


Un susseguirsi di azioni violente, comprese percosse con calci e pugni, anche durante lo stato di gravidanza, mani al collo nel tentativo di strangolarla e cercando di strapparle i capelli al fine di costringerla a intrattenere rapporti sessuali. Sotto l’effetto dell’alcool, dopo averla ingiuriata e minacciata di morte con l’uso di un coltello, ha tentato perfino di spingerla giù dalla finestra della cucina, finché la vittima non è riuscita a divincolarsi e scappare, rifugiandosi in un bar poco distante dall’abitazione, dove ha chiesto l’intervento dei carabinieri.

La convivenza era iniziata nel 2009 ed era trascorsa tra la citata violenza fisica e una lenta ma inesorabile azione denigratoria. “Sei una cosa inutile, una zingara, una morta di fame!”, Sei una cosa inutile, io me ne vado con un’altra”, le diceva. A volte cercava di terrorizzarla dichiarando di essere posseduto dal demonio: “Vedi questa pistola? Mi sparo, me la punto in bocca e mi faccio saltare il cervello, così ti rimarrà questa immagine di me”.

Tali gravissime circostanze hanno convinto la vittima, preoccupata per la propria incolumità, ma soprattutto per quella dei figli, di soli 6 e 8 anni, a denunciare il marito ai carabinieri che, eseguendo le direttive del magistrato titolare dell’indagine, hanno prodotto i necessari riscontri alle dichiarazioni della persona offesa, consentendo così al giudice l’adozione della misura restrittiva.

Immagine di repertorio