Tentato omicidio a Paternò, cinque arresti dietro la vendetta del padre di un ragazzo ferito nell’agosto scorso

Tentato omicidio a Paternò, cinque arresti dietro la vendetta del padre di un ragazzo ferito nell’agosto scorso

PATERNÒ – Cinque persone sono state arrestate questa mattina per un tentato omicidio avvenuto a Paternò nell’ambito di una vasta operazione condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Catania. I militari sono stati impegnati sin dalle prime ore dell’alba nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Gli arresti a Paternò

Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di cinque soggetti ritenuti, a vario titolo e in concorso tra loro, responsabili dei reati di tentato omicidio e detenzione e porto abusivo di armi, aggravati dal metodo mafioso. Resta ferma, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

All’operazione hanno preso parte oltre cinquanta militari dell’Arma, con il supporto di reparti specializzati, tra cui lo Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia” e il 12° Nucleo Elicotteri, a conferma della complessità e della pericolosità del contesto investigativo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il grave episodio risale al mese di ottobre 2025 e sarebbe riconducibile a un’azione di ritorsione. Il tentato omicidio avrebbe infatti rappresentato una vendetta nei confronti di un giovane di Paternò, ritenuto il presunto autore del ferimento avvenuto nell’agosto 2025 ai danni del figlio di uno degli arrestati, indicato come elemento di spicco di uno dei clan mafiosi operanti nel territorio paternese.

L’impianto accusatorio si fonda su una complessa e articolata attività investigativa, sviluppata dai Carabinieri sotto il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia etnea, mediante attività tecniche e dinamiche.  In tale contesto, assumerebbero valore alcune conversazioni a seguito del primo ferimento, in ordine a espliciti propositi di vendetta da parte del clan Assinata, come poi effettivamente verificatosi. 

Le conversazioni telefoniche

Appunto, poche settimane più tardi, Alberto Forte, parlando telefonicamente con un familiare nel preciso momento in cui l’azione ritorsiva si stava consumando, avrebbe riferito di essere stato colpito da un colpo di arma da fuoco e di essere riuscito a difendersi e a mettere in fuga i propri assalitori solo grazie alla propria immediata reazione, avendo a quel punto egli risposto al fuoco nemico con la propria pistola, evidentemente custodita a portata di mano. 

Tale accadimento, seppur non denunciato dalla vittima, veniva comunque riscontrato tramite acquisizione del referto medico presso l’ospedale “Cannizzaro” di Catania, ove la stessa si era autonomamente recata, dichiarando falsamente al personale sanitario di aver patito un sinistro stradale. 

Inoltre, proprio l’analisi delle comunicazioni registrate avrebbe consentito di apprendere dell’esistenza di un sistema di videosorveglianza installato presso l’officina della vittima, teatro dell’attentato. 

I militari dell’Arma procedevano, quindi, all’individuazione dell’impianto e all’acquisizione dei video di interesse dai dispositivi informatici sequestrati durante le operazioni relative all’arresto di Forte.  A seguito di una meticolosa analisi dei fotogrammi, i carabinieri avrebbero cristallizzato la sequenza temporale dell’azione criminosa, le modalità operative e le responsabilità attribuibili a ciascun partecipante. 

I nomi

Di seguito i nomi degli arrestati:

  • Andrea Giacoponello – 53 anni

  • Giorgio Castorina – 31 anni

  • Vincenzo Di Mauro – 42 anni

  • Antonio Di Cavolo – 42 anni

  • Giuseppe Romeo – 45 anni

Il video