Spostamento terreno dopo sisma Santo Stefano, Puglisi: “Scivolamento verso est. Faglia mossa per diversi chilometri” – VIDEO

Spostamento terreno dopo sisma Santo Stefano, Puglisi: “Scivolamento verso est. Faglia mossa per diversi chilometri” – VIDEO

CATANIA – Lo sciame sismico che ha portato al terremoto di Santo Stefano ha fatto sentire in modo notevole i suoi effetti sul terreno nelle zone limitrofe all’Etna. Tra di essi spicca uno spostamento del terreno, in particolar modo verso est, come conferma una grande spaccatura che si è creata nella zona tra Santa Venerina e Acireale, in corrispondenza della faglia Fiandaca.

Quest’ultimo è solo un piccolo esempio di un movimento molto più ampio che ha avuto le sue origini a partire dal cono vulcanico durante la sua attività eruttiva iniziata il 24 dicembre. Questa scoperta è frutto di uno studio condotto dai ricercatori dell’Ingv (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia) di Catania, che hanno calcolato, attraverso i sistemi di rilevamento satellitare, quanto si sia mosso il suolo in entrambe le direzioni.

A spiegarlo è Giuseppe Puglisi, dirigente di ricerca dell’Ingv, che sottolinea come l’edificio vulcanico con i suoi movimenti tenda ad allargarsi e per quale motivo la spaccatura sia stata maggiore verso il mare e minore verso ovest.

“Il cono vulcanico – afferma Puglisi – ha una propensione ad allargarsi prevalentemente verso est, dove c’è un rilascio elastico, e verso sud, ed è attraversato da faglie che delimitano i movimenti dei blocchi che si muovono. La faglia Fiandaca limita uno dei blocchi del fianco orientale, mentre quella di Ragalna è una di quelle che fermano a ovest il blocco sud con movimenti più piccoli. Le faglie che dividono l’Etna si muovono l’una accanto all’altra e quando una di loro si muove a causa di questa dinamica di fianco si generano dei terremoti. Giorno 26 il magma è risalito verso la sommità del vulcano, ma poi si è infilato nella frattura, ha creato il dicco, una sorta di lama, e poi, in termini di energia, si è scaricato su tutto il fianco, fino alla faglia Fiandaca. C’è anche uno scivolamento verso est, direzione nella quale lo spostamento non è controllato, a differenza di quello verso ovest, quindi lato Ragalna, dove c’è una catena montuosa d’appoggio, e quindi è più facile per l’Etna contenere il movimento. Su tutta la struttura vulcanica gli spostamenti li abbiamo osservati già dai primi giorni, anche se di pochi centimetri. Quel che è inusuale è che lo sciame si sia arrestato solo l’8 gennaio e di conseguenza gli eventi, molto intensi, hanno interessato tutte le strutture del vulcano”.

Il movimento della faglia è stato in questo caso più lungo e non è possibile prevederlo. Inoltre, gli ultimi eventi avvenuti a Ragalna e ad Adrano non fanno parte dello stesso sciame sismico, ma appartengono allo stesso meccanismo.

“In questi eventi – conclude Puglisi – non sempre si attiva tutta la faglia e questo non si può prevedere, anche se essa ha un punto di debolezza, mentre la lunghezza del movimento è in funzione all’energia e in occasione del terremoto si è aperta una grande frattura al suolo, perché la faglia si è mossa per diversi chilometri. Per fortuna a Santo Stefano il dicco, in termini di materia, non è riuscito a superare la Valle del Bove, altrimenti ci sarebbe stata un’eruzione in prossimità dei centri abitati. L’eruzione di sabato è stata una leggera emissione di cenere, a differenza di quella di ieri al cratere di nord-est, che è stata più intensa, anche perché è stata spazzata lontano dai forti venti. Le scosse successive sono eventi a parte in termini di sciame, ma fanno parte dello stesso meccanismo vulcanico. Lo spostamento è stato di 20 centimetri da un lato e 20 centimetri dall’altro, secondo i capisaldi per la misurazione, che sono a una certa distanza. A Fleri e vicino alla frattura naturalmente è stato maggiore”.