Randazzo, bollette dell’acqua da record: aumenti fino al 500% scatenano la protesta dei cittadini

Randazzo, bollette dell’acqua da record: aumenti fino al 500% scatenano la protesta dei cittadini

RANDAZZO – Randazzo, città medievale alle pendici dell’Etna, sul versante nord affacciato sui Nebrodi, è da sempre simbolo della Sicilia più autentica. Le chiese in pietra lavica, la residenza estiva di Federico II di Svevia, le tracce di Normanni, Svevi e Longobardi, insieme a vini e oli di pregio, raccontano una storia millenaria fatta di cultura, natura e tradizioni. Oggi, però, a far discutere non è il patrimonio storico o paesaggistico, bensì le bollette dell’acqua, diventate per molti cittadini motivo di forte preoccupazione e protesta.

A segnalare quanto sta accadendo è il cittadino Alfio Papa, che così scrive: “Dalla metà di dicembre a Randazzo si registra una vera e propria emergenza tariffaria: numerose famiglie hanno ricevuto fatture con aumenti superiori al 500 per cento rispetto agli anni precedenti, mentre altre si sono viste recapitare bollette inspiegabilmente più basse o addirittura irrisorie. Una disparità che ha acceso il dibattito pubblico e animato i social network, trasformati in una sorta di piazza virtuale dove si confrontano importi, consumi e sospetti”.

Secondo quanto segnalano diversi cittadini, famiglie con consumi simili si trovano a pagare cifre completamente diverse: da un lato bollette quadruplicate o quintuplicate, dall’altro importi dimezzati. Una situazione che genera rabbia e richieste di chiarimento.

“Uno dei nodi centrali della vicenda riguarderebbe – continua Papa – la mancata lettura dei contatori e l’assenza di controlli periodici sugli strumenti di misura, come previsto dal Decreto Ministeriale n. 93 del 2017, che recepisce la direttiva europea MID. La normativa impone verifiche regolari sui contatori di acqua, luce e gas per garantire correttezza e trasparenza nella fatturazione dei consumi.

A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta la rimodulazione delle fasce di consumo. Nel dicembre 2024, la Commissione prefettizia con i poteri di Giunta municipale ha deliberato una drastica riduzione del consumo minimo annuo: da 365 metri cubi a 60 metri cubi per una famiglia tipo di tre persone. In termini pratici, si tratta di circa 164 litri d’acqua al giorno per nucleo familiare, pari a poco più di 54 litri pro-capite.

Una soglia che molti cittadini giudicano irrealistica rispetto alle esigenze quotidiane di una famiglia: dall’igiene personale all’uso degli elettrodomestici, dalla pulizia della casa allo scarico dei servizi igienici. Superato il limite minimo, le tariffe aumentano sensibilmente, con effetti immediati sulle bollette, che in diversi casi registrano rincari superiori al 500 per cento”.

Il confronto con il passato è netto. “Fino al 2023, la delibera di Giunta municipale n. 97 garantiva un minimo annuo di 365 metri cubi. Il passaggio ai 60 metri cubi ha modificato radicalmente l’impatto economico sulle famiglie, creando una frattura evidente tra chi rientra, anche per consumi stimati o non rilevati, nella soglia minima e chi, invece, si vede applicare tariffe fortemente penalizzanti.

Non mancano, inoltre, rilievi di natura giuridica. Le modifiche tariffarie, secondo la normativa sugli enti locali, avrebbero dovuto essere approvate entro il termine di adozione del bilancio di previsione, fissato al 15 marzo 2024 dal Ministero dell’Interno. Una delibera adottata nel dicembre 2024, sostengono i cittadini, non potrebbe produrre effetti retroattivi sull’intero anno, soprattutto in presenza di aumenti così rilevanti”.

Nel frattempo cresce la mobilitazione. Sui social network circolano tabelle comparative delle bollette e numerosi randazzesi stanno presentando al Comune istanze di ricorso in autotutela, chiedendo la sospensione delle fatture, il ricalcolo degli importi e l’applicazione delle tariffe precedenti per l’anno 2024.

“La vicenda – continua Alfio Papa – appare ancora più paradossale se si considera che Randazzo sorge su un territorio ricco di falde acquifere, alimentate dal versante nord dell’Etna. L’acqua, dunque, non viene importata da altri comuni. Il vero problema sembrerebbe risiedere in una rete idrica obsoleta e in una gestione dei contatori che, secondo molte segnalazioni, non rispetterebbe pienamente le verifiche previste dalla legge.

Un tema, quello dei controlli, che affonda le radici nella storia normativa italiana: già il Regio Decreto del 20 luglio 1890 sanciva l’obbligo di verificare gli strumenti di misura destinati a fini fiscali. Un principio ribadito fino alle disposizioni più recenti dell’ARERA, che puntano alla telelettura obbligatoria entro il 2027.

Oggi, però, sotto l’Etna, la richiesta dei cittadini è una sola: chiarezza. Perché l’acqua è un bene essenziale e non può trasformarsi in un privilegio. E perché una città così ricca di storia non dovrebbe sentirsi impoverita quando apre una bolletta”.

Foto di repertorio