Randagi e volontari, una missione e l’amore per cani e gatti abbandonati

Randagi e volontari, una missione e l’amore per cani e gatti abbandonati

SAN PIETRO CLARENZA – Quello tra randagi e volontari è un rapporto di grande amicizia e quella dei volontari è una missione, che non prevede stop né sconti di alcun tipo.

Attraverso la storia dei volontari è possibile comprendere quante sfide e difficoltà possa comportare l’amore per cani e gatti abbandonati a se stessi, ma anche capire come si può agire per contrastare il randagismo e donare un po’ di sicurezza agli animali che vivono per strada.


Randagi e volontari: le problematiche e il “tormentoso” inverno

Di solito si parla di emergenza randagismo in estate, ma i problemi legati al suo contrasto esistono 365 giorni l’anno.

In inverno, la pioggia e il freddo sono un vero tormento per gli amici a 4 zampe. Tanti di loro, da soli in strada o in giro per le campagne, non hanno coperte e necessitano di tanto cibo. L’acqua e il clima invernale pesano molto soprattutto sulle cucciolate, che rischiano di non sopravvivere a mesi di temporali e temperature in calo. In estate il caldo torrido, in inverno il gelo.

A questi disagi si aggiungono carenze che gravano sul lavoro tutto l’anno: il numero basso dei volontari, la necessità di programmi speciali a carico delle autorità competenti, le risorse che sembrano non bastare mai, un monitoraggio spesso difficile. Nonostante tutto, esistono fortunatamente delle persone che fanno di necessità virtù nella speranza di poter trovare la risposta migliore a ogni sfida.

L’esperienza della squadra di “Mi fido”

Quello dei volontari è un lavoro senza ferie né retribuzione. C’è chi impiega tutto il proprio tempo libero, chi la pausa pranzo prima di tornare al proprio impiego principale e chi fa salti mortali giusto per dare un piccolo contributo giornaliero per i propri “amici pelosi”.

“Il randagismo dovrebbe essere tenuto d’occhio. Non possiamo mettere ripari o altro in campagne private o strade pubbliche. Ci occupiamo di dare da mangiare e da bere agli animali, sia d’estate che d’inverno, ci occupiamo di eventuali malattie – e di casi ce ne sono molti, essendo gli animali per strada e spesso in mezzo alla spazzatura. Più di questo, purtroppo, in genere non possiamo fare”, spiega Nancy Musciarelli, volontaria e presidente dell’associazione animalista “Mi Fido”. A San Pietro Clarenza (CT), Nancy e gli altri volontari hanno creato un rifugio di prima accoglienza per animali randagi e abbandonati.

L’adozione è la speranza ultima per una sistemazione ottimale. A questo proposito, Nancy Musciarelli dichiara: “Se si tratta di cuccioli o animali già abituati all’uomo, li mettiamo in sicurezza e speriamo nell’adozione. Altri cani, purtroppo, devono essere accuditi in strada. Non tutti sanno che i randagi nell’indole rimangono randagi: a volte non c’è potenza capace di abituarli al contatto umano. Ogni tanto chiediamo aiuto a esperti per la riabilitazione di qualche cucciolo, perché potrebbe avere delle adozioni ma è ancora pauroso. A spese nostre chiamiamo un comportamentalista o un educatore”.

E di spese, si intende, ce ne sono parecchie. Le risorse, umane e materiali, spesso non bastano: “Cerchiamo di salvare il salvabile, però il mondo del volontariato è volontariato. Nessuno può farlo senza un contributo economico. E i volontari sono pochi, almeno nel nostro territorio”.

Al numero basso di volontari (nel caso del gruppo “Mi Fido” solamente 4 sono del posto, gli altri vengono dai territori limitrofi), poi, corrisponde un numero sempre crescente di animali da aiutare. Il ricambio è continuo e dopo ogni adozione arrivano sempre nuovi cani da ospitare (o gatti da sfamare, visto che l’associazione monitora e assiste anche le colonie feline pur non avendo al momento un rifugio dedicato ai gatti).

Come aiutare?

Il randagismo è un’emergenza continua. Quello che pochi sanno, però, è che esistono tanti modi per “dare una mano”. Essere volontari e fornire un aiuto sul campo, quando la passione e la disponibilità lo permettono, è senza dubbio un grande supporto, ma non l’unico possibile.

Si può offrire un contributo economico o materiale, regalando cibo e coperte per gli amici a 4 zampe, adottare e ricordare che un animale è a tutti gli effetti un membro della famiglia, ascoltare gli appelli degli animalisti, che spingono sempre più a un cambiamento culturale e sociale. Solo questo, infatti, può debellare il randagismo e offrire un futuro migliore a cittadini e animali. A questo obiettivo devono essere rivolte, secondo i volontari, anche le leggi dei governanti (locali e non) e delle autorità competenti, ma anche le relazioni amichevoli con i territori limitrofi e le collaborazioni in aree di confine.

Inoltre, come spiega l’associazione “Mi Fido” a nome di tutti i gruppi di volontari, di fronte al fenomeno del randagismo bisogna tenere un certo comportamento. Prima di tutto, è fondamentale segnalare alle autorità competenti (Ufficio Randagismo, Comune e polizia locale). Dopo viene l’aiuto ai volontari, in tutte le sue forme. Infine, c’è sempre una regola d’oro da tenere in mente: Non abbandonare, perché tutto parte da lì”.

Conclusione: randagi e volontari, amicizia e missione

“Non c’è giorno libero e in estate si fa doppio turno”, spiega Nancy Musciarelli, ribadendo che il rapporto tra randagi e volontari è indissolubile e continuo. L’impegno non può essere temporaneo né a metà, mai.

È proprio la squadra, però, che permette di portare avanti una nobile missione tra sacrifici e tanto amore: “Senza la mia squadra non sarei niente e nessuno, grazie a loro andiamo avanti”, conclude la presidente di “Mi Fido”. Un discorso che termina con un sentito grazie a chi si impegna e che invita all’azione per risolvere un problema importante in ogni territorio.

Foto di Isa KARAKUS da Pixabay