ACIREALE – “Ormai siamo al far west, l’ennesima aggressione a un collega medico dimostra come la disperazione della gente è divenuta disperazione di Sistema”. Lo ha dichiarato Biagio Papotto, segretario generale Cisl Medici, dopo quanto accaduto stamattina ai danni di un ortopedico del Presidio ospedaliero Santa Marta-Santa Venera di Acireale, arrivato pochi giorni dopo la tentata aggressione al pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele.
“Quanti medici ancora – prosegue – dovranno essere malmenati o dovranno pagare con la propria vita la colpevole assenza delle istituzioni? Non possiamo attendere ancora, siamo stanchi di una campagna mediatica che ci condanna quotidianamente, di un sistema economico che mortifica le nostre coscienze, di governi che ci relegano ai margini delle priorità di un paese. È giunta l’ora – continua Papotto – che le istituzioni mettano fine a questa barbarie, la misura è colma, siamo stanchi di scrivere lettere di solidarietà, si torni alla cultura della responsabilità, chi si trova nella stanza dei bottoni agisca, vogliamo continuare a curare i nostri pazienti in un ambiente sano in cui ci siano regole certe e tutele per gli operatori”.
Secondo il segretario generale della Cisl Medici, “oggi l’attività medica non è solo usurante perché presenta notevoli rischi intrinsechi ma anche soggetta a pericoli contingenti indipendenti dall’agire del medico o del professionista, poco o non completamente prevedibili e/o prevenibili per cui risultano non più procrastinabili azioni e meccanismi di tutela della sicurezza degli operatori e programmi ad ampio raggio concordati con le parti sociali”.
“Sono necessari – conclude il dottor Papotto – una valutazione complessiva e puntuale dei rischi cui vanno incontro i medici e i professionisti nella loro attività lavorativa, un monitoraggio costante almeno delle situazioni che statisticamente sono più a rischio. La CISL Medici intende riaffermare ancora una volta il valore dei medici e dei Professionisti sanitari, di quegli “insostituibili” che devono essere riconosciuti nel loro prezioso lavoro di assistenza e di cura, pilastro di coesione sociale, e nella loro dignità di donne e uomini che rendono un servizio unico e insostituibile alla società”.
Fonte immagine L’urlo.it



