Ordinanze, impugnazioni, botta e risposta e diritti in fumo: continua l’incubo degli ex autisti-soccorritori in protesta al Garibaldi

Ordinanze, impugnazioni, botta e risposta e diritti in fumo: continua l’incubo degli ex autisti-soccorritori in protesta al Garibaldi

CATANIA – Protestano da questa mattina alle 6,30 davanti all’ospedale Garibaldi di Catania gli ex autisti-soccorritori ancora in attesa di essere reinseriti a lavoro dopo una lunga e tormentata vicenda giudiziaria che tra poco vi racconteremo nel dettaglio: se da un lato abbiamo deciso di dar parola ai “malcapitati” della situazione, dall’altro lato abbiamo deciso di ascoltare anche le ragioni dell’azienda “incriminata”, la First Aid One.


La vicenda giudiziaria

La storia è nota a molti: dopo il licenziamento da parte dell’ex One Emergenza Catania, società cooperativa sociale Onlus operante per conto dell’ospedale Garibaldi-Centro del capoluogo etneo, gli ex dipendenti hanno affrontato un processo al Tribunale di Catania, ottenendo il diritto a essere assunti nuovamente come autisti-soccorritorinello stesso luogo e con le stesse mansioni“.

Una delle ordinanze emesse dal Giudice del Lavoro del Tribunale di Catania

Circa un anno dopo, però, si ritrovano ancora a protestare e senza un contratto occupazionale. Il motivo lo spiegano nuovamente i diretti interessati: “Da circa 20 giorni è arrivato il terzo licenziamento, nonostante abbiamo una ordinanza del Tribunale di Catania in cui si parla di reintegra nello stesso luogo di lavoro e con le stesse mansioni. Siamo stanchi, questa situazione ci sta portando allo sfinimento, a noi e alle nostre famiglie”.


Correva il 2019…

Per spiegare bene quanto accaduto dobbiamo fare un salto indietro e tornare a circa 14 mesi fa, quando i nove dipendenti sono stati licenziati dalla One Emergenza e, nel bel mezzo di un ricorso, l’azienda è stata ceduta alla First Aid One (era il settembre del 2019). Proprio durante l’annullamento del primo licenziamento e quindi la reintegra obbligatoria, è arrivato però un secondo licenziamento: da lì un nuovo ricorso dei dipendenti, con a capo l’Avvocato Davide Cuoco, viene nuovamente vinto; è stato annullato anche il secondo licenziamento con l’obbligo di essere reintegrati dalla First Aid One.

L’azienda in questione però, per ovvie ragioni, non rispetta le condizioni stabilite dal giudice del lavoro: gli autisti soccorritori possono essere riassunti solo in altre sedi di Italia e non, dunque, nello stesso posto di lavoro e con le stesse modalità.

Una decisione che per certi aspetti va decisamente contro quanto stabilito dal Tribunale etneo.

Da pochi giorni, vi dicevamo, è arrivato un terzo licenziamento e ad oggi, i dipendenti, si ritrovano in piazza Santa Maria di Gesù a protestare e a chiedere a gran voce i loro diritti.

Le parole del legale dei dipendenti

C’è da dire che il legale dei dipendenti, nonostante oltre 50 procedimenti in Tribunale, non è ancora riuscito ad avere una risposta – non solo concreta – ma anche in linea con quanto deciso dal Giudice del Lavoro, dottor Giuseppe Tripi, da poter dare ai suoi clienti. L’Avvocato Cuomo è intervenuto ai nostri microfoni raccontandoci e spiegandoci nel dettaglio l’ingarbugliata vicenda che tiene col fiato sospeso i lavoratori: “Attualmente ci sono dei ricorsi riguardo questi trasferimenti perché i miei clienti si sono rifiutati di accettare di andare al Nord Italia perché la reintegra – come detto già sopra – deve avvenire nella stessa sede di lavoro. A seguito di questo rifiuto c’è stato un terzo licenziamento. In un anno hanno avuto ben tre licenziamenti“.

Parla la controparte

Per deontologia professionale – come vi accennavamo all’inizio – abbiamo deciso di sentire anche l’azienda diretta interessata, e cioè la First Aid One. Intervistati telefonicamente, i diretti interessati ci hanno così spiegato: “La First Aid One, a seguito di un affitto del ramo di azienda, è subentrata il 16/09/2019 alla società affittante One Emergenza nell’esecuzione del trasporto infermi. In quella data la First Aid ha sorbito tutto il personale che era alle dipendenze della One Emergenza. Successivamente noi siamo stati chiamati a giudizio da nove lavoratori perché erano stati licenziati in una data antecedente all’affitto del ramo di azienda; questi lavoratori hanno, davanti al Tribunale etneo, giudizi pendenti nel merito. Sono state emesse a seguito anche delle ordinanze dal Tribunale di Catania Sezione del Lavoro e nello specifico noi siamo in una fase cautelare che riguarda tre lavoratori, quindi non siamo dinanzi a pronunce definitive: ma al di là di questo, anche con l’ordinanza cautelare, abbiamo proposto a questi lavoratori di entrare nell’azienda laddove abbiamo la possibilità di assorbirli, almeno temporaneamente, perché in questo momento a Catania non c’è spazio per loro, non c’è la possibilità di inserirli in questo contesto lavorativo

Abbiamo dato corso alla proposta così come la legge ci concede. Abbiamo adempiuto ai nostri doveri e sono loro che, a seguito di invito a un contratto di lavoro in una sede diversa da quella di Catania, non hanno accettato, pur consapevoli che questa ‘alternativa’ non è definitiva. Non c’è, al momento, una soluzione diversa da questa

Siamo i primi fautori del diritto del lavoro e non vogliamo assolutamente negare i diritti ai lavoratori“.

Considerazioni

Una situazione, come avrete ben letto, complicata, che se da un lato vede la giustizia e la burocrazia italiana sullo sfondo, dall’altro fa luce sui dipendenti e sulla loro esasperazione: 14 mesi sono trascorsi, di parole ne sono state dette tante – forse troppe – ma ad oggi un’unica domanda ci sorge spontanea: come faranno a continuare a mantenere le proprie famiglie questi nove lavoratori? Potrebbero accettare di andare lontano dalla Sicilia per un tempo non stabilito, direte voi, ma la dignità e quanto deciso da un giudice, possono passare in secondo piano?