ADRANO – Si apre un vaso di Pandora ad Adrano, nel Catanese, dove 21 soggetti sono accusati a vario titolo dei delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti e porto e detenzione illecita di armi da sparo.
Gli indiziati sarebbero tutti legati da una sola famiglia di appartenenza: il clan Scalisi.
Le indagini, avviate nel luglio 2021, hanno consentito di acquisire un quadro indiziario grave a carico di numerosi affiliati, tra cui gli attuali vertici, al clan mafioso Scalisi di Adrano, articolazione territoriale nel predetto Comune del clan Laudani di Catania.
L’attività investigativa ha evidenziato che Alfio Di Primo, componente storico del clan, tornato in libertà nel 2022 dopo anni in carcere, si sarebbe posto ai vertici dell’associazione mafiosa, divenendone il reggente.
Di Primo è il cognato di Giuseppe Scarvaglieri, già condannato all’ergastolo, indiscusso capo del clan Scalisi, dal gennaio 2018 detenuto al 41 bis, la cui autorità è tuttora riconosciuta dagli affiliati che lo indicano come “principale principale” per distinguerlo da Di Primo Alfio, indicato come “principale“.
Nel corso delle indagini, sulla base degli elementi raccolti in questa fase investigativa è stato ricostruito l’attuale organigramma del clan Scalisi, la cui gerarchia interna vedrebbe, al livello immediatamente inferiore al reggente, l’indagato Antonino Garofalo, il quale, seguendo fedelmente le direttive di Di Primo, avrebbe svolto una fondamentale funzione di organizzazione e coordinamento sugli altri membri dell’associazione mafiosa.
Tra gli associati spiccherebbero per capacità criminali e centralità del ruolo ricoperto nel sodalizio, gli affiliati Andrea Stissi e Dario Sangrigoli.
Oltre all’organigramma del sodalizio Scalisi, l’indagine ha permesso di avere contezza dei delitti posti in essere dagli affiliati al clan tra cui numerose estorsioni, commesse nella tipica forma mafiosa del “pizzo“.
Durante l’attività sono stati ricostruiti diversi episodi di danneggiamento ed intimidazione nei confronti dei commercianti che non avevano aderito all’imposizioni del clan.
All’interno delle casse della famiglia sarebbero arrivate entrate provenienti dal traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e marijuana gestito dai membri dell’organizzazione che, in tale ambito criminale, hanno approfittato di una fase di debolezza operativa dell’altra organizzazione mafiosa adranita, negli anni colpita da numerosi arresti.
Le indagini hanno registrato come gli Scalisi si sarebbero riforniti di armi da sparo al fine di presidiare il loro territorio e preservare i loro affari criminali.
Indagini che trovano fondatezza sull’arresto, risalente all’agosto 2022, nei confronti di Dario Sangrigoli, trovato in possesso di un fucile a canne mozzate e oltre 76 grammi di cocaina.
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