La sorella si Laurea, l’Università gli nega l’ingresso con il cane guida: “Sono diventato cieco una seconda volta”

La sorella si Laurea, l’Università gli nega l’ingresso con il cane guida: “Sono diventato cieco una seconda volta”

CATANIA – “Niente potrà restituirmi il piacere e l’orgoglio di poter sentire mia sorella esporre la sua tesi di laurea”, queste le parole -anche se conclusive – di Andrea, un non vedente catanese che ha deciso di raccontare la sua disavventura.

Andrea è nato a Noto, ha 32 anni ed è cieco da quando ne aveva 21, si avvale dell’ausilio di un cane guida: lei si chiama Wilde e il 24 agosto compirà 2 anni.


La storia di Andrea si è svolta recentemente, più precisamente lo scorso 24 luglio, quando da Catania – la sua città di residenza – è partito “in trasferta” per andare a Ragusa e assistere a un evento importante: la laurea della sua “sorellina” Francesca, di un anno più piccola.

Luogo destinato alla discussione della tesi è stata la sede ragusana dell’Università Pegaso, all’ingresso della quale un cartello attira l’attenzione dei passanti: Vietato l’ingresso ai cani.

“C’era scritto che i cani non potevano entrare, ma Wilde è un cane guida, non c’entra nulla con gli altri cani”, ha spiegato il giovane.

“Ho chiesto alla guardia giurata che si trovava all’ingresso se il divieto riguardasse anche la mia Wilde e la sua reazione è stata di sgomento e dubbio – ha continuato Andrea – mi ha spiegato che le regole dell’Università vietavano l’accesso a ogni tipo di cane, dunque Wilde (essendo ‘alla pari di qualsiasi altro animale domestico’) non ne era in alcun modo esente.

A detta della guardia, inoltre, anche da parte dei “piani alti” sarebbe stata confermata l’impossibilità di accedere alla sala in compagnia del cane.

Andrea e la sua piccola Wilde, in realtà, dalla loro parte hanno un’arma ben più forte di ogni cartello di divieto, si tratta della Legge n. 34/1974 che cita testualmente: “Il privo di vista ha diritto di farsi accompagnare dal proprio cane guida nei suoi viaggi su ogni mezzo di trasporto pubblico senza dover pagare per l’animale alcun biglietto o sovrattassa”. Quest’ultima è stata poi modificata con la 60/2006 che cita: “In materia di accesso dei cani guida dei ciechi sui mezzi di trasporto pubblico e negli esercizi aperti al pubblico, nello specifico: “I responsabili della gestione dei trasporti di cui al primo comma e i titolari degli esercizi di cui al secondo comma, che impediscano od ostacolino, direttamente o indirettamente, l’accesso ai privi di vista accompagnati dal proprio cane guida sono soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 500 euro a 2.500 euro.

“Il paradosso è pure un’altro – ha aggiunto Andrea con un sorriso quasi ironico – ascolta questa frase adesso: sono stato costretto a non potermi godere la proclamazione di mia sorella a dottoressa, che tra l’altro ha presentato una tesi sulla disabilità visiva e sui suoi ausili, tipo i cani guida. Al danno, dunque, anche la beffa per il 32enne catanese che, sconfortato, aveva ormai deciso di aspettare fuori dall’edificio, per non rischiare in alcun modo di “rovinare” il grande giorno di Francesca.

La Legge prosegue così: “Nei casi previsti dai commi primo e secondo, il privo di vista ha diritto di farsi accompagnare dal proprio cane guida anche non munito di museruola, salvo quanto previsto dal quinto comma. Sui mezzi di trasporto pubblico, ove richiesto esplicitamente dal conducente o dai passeggeri, il privo di vista è tenuto a munire di museruola il proprio cane guida”.

“Dunque – conclude Andrea – mi è dovuto bastare un semplice racconto della sua esposizione e del suo ottimo risultato: 102”.

Questo non è il primo caso di “discriminazione” a Catania e nelle altre zone della Sicilia: esempio palese è stata la disavventura di Chiara e del suo cane guida Fuerte, ai quali era stato vietato l’ingresso al cinema.

Dopo un contatto con il responsabile della sede dell’Università Telematica Pegaso, Matteo Burgio, si è scoperto che l’accaduto sembrerebbe essere stato solo un “misunderstanding”, un equivoco.

Questo perché – come racconta il responsabile della sede – all’evento hanno preso parte tra le 6mila e le 7mila persone e all’ingresso, una volta entrato in contatto con Andrea e Wilde, l’addetto alla sicurezza ha optato per una “via più sicura”, quella che non avrebbe -ipoteticamente – lesionato nessuno: il divieto.

“In realtà –spiega Burgio- all’evento era presente un personale qualificato e specifico per l’accompagnamento di ogni persona che fosse disabile, anziana o che avesse anche semplici problemi di deambulazione, di conseguenza non avevamo alcun motivo di non far entrare il ragazzo e il cane”.

Alcuni docenti non amavano l’idea di far sedere Wilde tra di loro – a detta di Andrea – ma sembra essere certo che il responsabile della sede non avesse nulla contro i due “sventurati”.

Similmente a come avvenuto per Chiara, vi è stato uno scambio di numeri tra Andrea e Matteo Burgio, il quale ha immediatamente desiderato parlare col ragazzo “oltre ogni avvenimento, per pura umanità e semplice voglia di chiedere scusa e dare spiegazioni.

Dopo una chiacchierata e la nascita di una nuova simpatia, Andrea ha ricevuto delle scuse sincere da parte del responsabile e delle altre persone coinvolte: “Purtroppo è successo quel che è successo e non possiamo far altro che chiedere scusa, ma abbiamo tenuto a far sapere ad Andrea che le nostre porte per lui e per Wilde sono sempre aperte.

Conclusa la sua storia nel migliore dei modi, Andrea ha comunque sentito il bisogno di rimarcare un concetto per lui e per tutti gli altri non vedenti fondamentale: Non far entrare un non vedente in un qualsiasi luogo solo perché accompagnato dal cane guida equivale a renderlo cieco una seconda volta.