CATANIA – “La crisi c’è ma il costo non lo possono pagare solo i lavoratori”.
È il segretario generale della FLAI-CGIL di Catania, Alfio Mannino a parlare, sintetizzando la brusca interruzione, avvenuta ieri a Roma, della trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) dell’industria alimentare, che interessa 400 mila lavoratori italiani occupati nella trasformazione dei prodotti.
Le organizzazioni di categoria FLAI-CGIL, FAI-CISL e UILA-UIL, insieme alla delegazione trattante (di cui fa parte Mannino), hanno ritenuto, da un lato, insoddisfacenti le risposte fornite dalla controparte datoriale alle richieste contenute nella piattaforma unitaria e dall’altro irricevibili le richieste avanzate dalle imprese.
“Abbiamo chiesto un aumento di 150 euro spalmati in quattro anni – spiega il segretario FLAI – ma abbiamo registrato la volontà di Federalimentare di comprimere i salari. La cosa che ci preoccupa maggiormente – prosegue quindi Mannino – è che la controparte datoriale e Confindustria lavorino chiaramente a depotenziare il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro sino a declassarlo e privarlo del ruolo di autorità salariale. Questo, in un Mezzogiorno italiano frammentato, significherebbe la creazione di fatto delle gabbie salariali, con evidenti disparità fra le retribuzioni del nord e quelle del sud“.
“Ma non è l’unica nota dolente della trattativa – aggiunge il segretario etneo dei lavoratori dell’agroindustria della CGIL – poiché risultano irricevibili le proposte di Federalimentare di cancellare gli scatti di anzianità e di destrutturare il contratto di secondo livello, mentre è chiusura totale rispetto alla deroga alle nuove leggi sul lavoro attraverso la contrattazione e la possibilità di estenderla all’intera platea di lavoratori dell’azienda.
A questo punto – conclude Mannino – inizia lo stato di agitazione e la mobilitazione nei luoghi di lavoro con il blocco degli straordinari e di tutte le flessibilità”.
Da domani infatti a Catania si svolgeranno due ore di assemblee sindacali in tutte le aziende dell’industria alimentare e, dunque, Latte Sole, Sibat, Sibeg, Zappalà, Dais ecc. Le proteste non finiranno però domani: il 29 ci sarà uno sciopero di 8 ore.



