Finanziamenti Cipe dighe in Sicilia, Abate: “Adesso chiediamo interventi nel breve termine per le tubature”

Finanziamenti Cipe dighe in Sicilia, Abate: “Adesso chiediamo interventi nel breve termine per le tubature”

CATANIA – Dopo un lungo periodo di nubi grigie, l’agricoltura della nostra isola sembra rivedere il sereno all’orizzonte. Il finanziamento di 66 milioni di euro da parte del Cipe alla Regione Siciliana per il ripristino delle dighe ha riacceso la speranza in coloro che operano nel settore agricolo e che si erano trovati alle prese con problemi relativi all’obsolescenza pure delle altre strutture. In questo contesto si colloca anche l’allarme siccità, argomento di grande importanza.

Ma la notizia coinvolge ulteriori aspetti. In primis quello dell’uso civile dell’acqua, che ha portato all’emergenza idrica e al rischio turnazione a Palermo. Infine, il problema degli invasi, strutture di notevole importanza sia per l’agricoltura che per l’allevamento, spesso rimasti quasi a secco. Proprio per questo motivo ulteriore rilievo assumono altre strutture come le tubazioni sotterranee, anch’esse abbastanza vetuste.

Non sono mancate naturalmente polemiche. Il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, ha dichiarato come le risorse economiche debbano essere investite per le dighe sotterranee e come la diga Pietrarossa tra le province di Enna e Catania, incompiuta e “fiore all’occhiello” di questi investimenti, sia fuorilegge. Motivo di ciò la presenza e il possibile recupero di un’area archeologica di età romana.

In merito a queste problematiche abbiamo sentito il segretario regionale Sifus Confali, Ernesto Abate, che si è mostrato molto ottimista anche in virtù della recente proclamazione dello stato di calamità per la siccità, richiesto diversi mesi prima. Oltre a ciò, però, sottolinea come la strada sia ancora lunga, in quanto gli interventi, stimati nel medio-lungo termine, debbano andare di pari passo con quelli nel breve termine.

“I finanziamenti devono riguardare anche le altre strutture collegate alle dighe – spiega Abate –, che ormai hanno tra i sessanta e i settant’anni di età. Il recente stanziamento riguarda le strutture che porteranno a vedere risultati nell’arco di due-tre anni, ma se non vengono rimossi col dragaggio i fanghi presenti nei fondi degli invasi, che in alcuni casi si sono ridotti del 30 %, non si è concluso niente. Tutto questo provoca anche inquinamento e porta ai problemi che ci sono stati a Palermo. La qualità dell’acqua è fondamentale per l’uso civile“.

L’assenza di interventi nelle strutture collaterali porta allo spreco d’acqua e chiama in causa anche la mancanza di lavoro per gli operai. Oltre a ciò, vengono richiesti l’utilizzo dei poteri speciali per i consorzi di bonifica al governo regionale e la pulizia dei letti dei fiumi dai detriti. La strada da fare è ancora tanta, in quanto negli invasi non sono state effettuate opere di collaudo e così non possono essere riempiti fino al valore per il quale vengono progettati.

“Lo stato delle tubature porta anche allo sversamento e allo spreco delle già esigue risorse idriche – continua Abate -, altro grave problema. Tutto ciò richiede l’intervento dei lavoratori che attualmente sono a casa per la mancanza di programmazione di rientro. Dobbiamo riconoscere al governo Musumeci, che sta andando per la direzione giusta, diversi meriti, tra cui anche l’approvazione dello stato di calamità, ma chiediamo che l’utilizzo dei poteri speciali venga esteso ai consorzi. Lungo i fiumi ci sono detriti, come vegetazione naturale e rifiuti pericolosi, che portano sia allo sversamento della rete idrica scolante che a contenziosi che il Consorzio di Bonifica di Catania ha dovuto affrontare con i proprietari dei terreni allagati. Invece devono finire negli invasi e così l’ente evita di perdere grosse somme per il risarcimento ai privati, da spendere per le opere di manutenzione e collaudo. Siamo in esercizio provvisorio in attesa della presentazione del bilancio, che se fatta entro i termini, si potrà dare avvio ai lavori per la sistemazione delle opere di priorità immediata. Senza le opere di collaudo gli invasi non possono contenere la quantità d’acqua per la quale vengono progettati”. 

Infine, riguardo alla polemica di Legambiente, la presenza di infrastrutture è prioritaria, in quanto “se è impossibile trovare un equilibrio – conclude Abate –, è meglio rinunciare all’effetto paesaggistico e preservare il benessere dei cittadini. Si deve lavorare in modo preventivo“.

Il direttore generale del Consorzio di Bonifica della Sicilia orientale, Fabio Bizzini, puntualizza: “Due ringraziamenti, uno al governo Crocetta per aver sbloccato la questione relativa alla diga Pietrarossa, uno al governo Musumeci per aver ottenuto il finanziamento. Determinante è stata la collaborazione della Direzione Generale Dighe del Ministero delle Infrastrutture, che ci sta aiutando nel completamento dell’opera.”