Divario Nord e Sud incolmabile: Meridione medaglia nera per la crescita

Divario Nord e Sud incolmabile: Meridione medaglia nera per la crescita

CATANIA – Sui social spopola da giorni una foto di un articolo del Corriere della Sera, pubblicato nel 1972, che annuncia che il divario tra il Settentrione e il Meridione italiano sarebbe stato colmato solo nel 2020. A scrivere l’articolo fu Pasquale Saraceno, famoso meridionalista che, forse, con un briciolo di ottimismo, ha fatto una delle più errate previsioni.


Infatti, secondo i dati dell’Istituto Nazionale si Statistica (Istat), a causa del colpo di grazia della grande recessione del 2008, la forbice tra Nord e Sud si è ampliata. Poi, nel periodo successivo alla crisi, la ripresa è stata sempre più lenta nel meridione.


Secondo i dati Istat, il tasso di occupazione nella fascia di età fra i 18 e 60 anni, nel Nord Italia, è tornata quasi al livello prima del 2008, crescendo di quasi 3 punti percentuale per gli uomini e 1 punto percentuale per le donne. Nelle regioni del Sud, invece, il tasso di occupazione degli uomini è crollato per oltre 5 punti percentuali. Positivo solo quello per le donne che è cresciuto di 1,4%. In totale l’occupazione nel meridione è crollata di 2 punti percentuale.

Inoltre, nel Mezzogiorno, nel decennio 2008-2018, la percentuale di part time involontario è aumentata di quasi 7 punti percentuali rispetto a poco più del 5% del Settentrione.

Elevata anche l’instabilità lavorativa: infatti, nonostante i contratti a tempo determinato stiano crescendo parallelamente tra Nord e Sud, nel Settentrione si registra una maggiore percentuale di contratti capaci di potersi tramutare in contratti a tempo indeterminato, fornendo stabilità ai lavoratori.

Fa molto riflettere il dato concernente le qualifiche professionali, infatti, nel Settentrione le occupazioni di personale altamente qualificato è cresciuto di 1,6 punti percentuali mentre l’occupazione poco qualificata è aumentata di soli 0,3 punti. Nel Meridione avviene l’opposto, con una forte dequalificazione e una crescita di 2,6 punti delle figure poco qualificate e addirittura una crollo di 1,6 punti percentuali per i professionisti altamente qualificati.

Immagine di repertorio