Dipendenti asserviti in cambio di denaro, climatizzatori e posti di lavoro: come funzionava il circuito di corruzione di Riscossione Sicilia

Dipendenti asserviti in cambio di denaro, climatizzatori e posti di lavoro: come funzionava il circuito di corruzione di Riscossione Sicilia

CATANIA – L’operazione di stamattina della guardia di finanza denominata “Gancio” ha permesso di portare alla luce un consolidato circuito illegale di corruzione continuataaccesso abusivo a un sistema informatico e rivelazione di segreti di ufficio portato avanti da professionisti e dipendenti di Riscossione Sicilia S.p.a. (sedi di Catania e Messina).


Dalle indagini, eseguite tramite intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche e da acquisizioni documentali in enti pubblici e da accertamenti bancari, sarebbe emersa la responsabilità della gestione da parte di Sergio Rizzo, il quale sarebbe riuscito ad acquisire, attraverso “canali preferenziali” alimentati dall’assoluta e costante disponibilità dei dipendenti di Riscossione Sicilia destinatari della misura cautelare, informazioni utili alla cura degli interessi della clientela dello studio del figlio Settimo Daniele, il tutto in violazione dei regolamenti interni all’ente di riscossione regionale.


In particolare, Sergio Rizzo avrebbe potuto contare sul totale asservimento dei dipendenti di Riscossione, Rosario Malizia e Giovanni Musmeci, i quali avrebbero beneficiato di varie utilità in denaro (circa 50 euro per ogni comunicazione informale di dati relativi alla posizione fiscale debitoria di un contribuente) o della fornitura di beni (televisori e climatizzatori) e di posti di lavoro (svolgimento di un tirocinio in un centro di fisioterapia) a vantaggio di propri familiari.

Questo circuito avrebbe costituito, dunque, una sistematica prevaricazione a svantaggio di altri professionisti operanti nel medesimo settore tenuti a osservare i regolamenti interni della direzione regionale di Riscossione Sicilia in tema di accesso ai documenti amministrativi e, quindi, soggiacere a una tempistica di attesa più lunga per la propria clientela.

A venire danneggiati sarebbero stati anche i contribuenti interessati, in quel periodo, a procedere alla “rottamazione” delle proprie cartelle esattoriali entro il termine fissato dalla legge, in attesa di ricevere informazioni sulla propria posizione a fronte di istanze formali non esitate dall’ente di riscossione nei prescritti 30 giorni per il rilevante numero di richieste giacenti.

Sarebbe stata colpita anche la stessa pubblica amministrazione nella misura pari al mancato incasso dei diritti spettanti per la riproduzione e l’estrazione dei dati e a danno di altri enti pubblici interessati a ricevere da Riscossione Sicilia informazioni tempestive per l’esercizio delle proprie funzioni istituzionali.