Cyberbullismo, le parole che feriscono: analisi e spunti sulla Legge n’ 71/2017 all’incontro nell’istituto comprensivo Fontanarossa

Cyberbullismo, le parole che feriscono: analisi e spunti sulla Legge n’ 71/2017 all’incontro nell’istituto comprensivo Fontanarossa

CATANIA – Qualche giorno fa, si è svolto nell’Istituto Comprensivo Fontanarossa di Catania, organizzato dalla dirigente Concetta Tumminia e la referente, professoressa Giovanna Micale, un incontro di formazione sul Cyberbullismo.


All’incontro al quale hanno aderito tantissimi docenti e genitori ha relazionato il dottore Marcello La Bella, dirigente della polizia postale di Catania, che ha illustrato le attività operative di contrasto e prevenzione del fenomeno da parte delle forze dell’ordine; l’Avvocato Elena Cassella ha esposto la normativa vigente, la giurisprudenza e il caso esemplare di Carolina Picchio; infine la psicologa Caterina Santagati ha trattato i profili psicologici del cyberbullo, della sua vittima e delle differenze intercorrenti tra bullo e il bullo virtuale.

Aspetto richiamato unanimemente dai relatori è stato quello dell’esigenza di prevenire le condotte illecite, educando i minori a un uso consapevole di internet e formando i genitori al ruolo di educatori dei propri figli, perché spesso alla base degli atti di Cyberbullismo ci sono disagi emotivi, come la solitudine o comportamenti indotti dal clima di disattenzione respirato in famiglia.


Al centro dei lavori la legge n. 71 del 2017, che ha cercato di dare una risposta alle esigenze appena richiamate, dettando disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, privilegiando il profilo educativo a quello sanzionatorio, senza introdurre una nuova fattispecie di reato, ma prevedendo strumenti come l’ammonimento del questore, l’oscuramento dei contenuti offensivi su richiesta del minore ultra quattordicenne e la formazione dei docenti nelle scuole.

Le sanzioni penali e le responsabilità civili, quindi, continuano a fare riferimento al quadro normativo già previsto nel codice penale e nel codice civile, punendo penalmente la sostituzione di persona (art. 494 del c.p.), l’ingiuria (art. 594 del c.p.), la diffamazione (art. 595 del c.p.),la minaccia (art. 612 c.p.), gli atti persecutori, stalking (art. 612 bis c.p.), l’estorsione (art. 629 c.p.), la molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p.) e riconoscendo alla parte civile il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da parte del responsabile della condotta illecita, dai suoi genitori, dai professori e dalla scuola, che a vario titolo rispondono per culpa in vigilando e culpa in educando.

La suprema corte, infatti, con le recenti pronunce ha chiarito che i genitori sono tenuti a risarcire il danno non solo per responsabilità extracontrattuale per violazione del dovere di vigilanza disposto dall’art. 2048 c.c., ma anche per aver violati doveri genitoriali di cui all’art 147 c.c., per non avere educato bene i propri figli. La cassazione, inoltre, con le sentenze in commento ha ritenuto i genitori responsabili delle dichiarazioni false rese dal figlio nel caso in cui mente di avere subito un atto di cyberbullismo.

I docenti, dal canto loro, per andare esenti da responsabilità sono tenuti a dimostrare di avere adottato tutte le misure di prevenzione previste dalla legge 71/2017, nel rispetto delle linee guida indicate dal MIUR, poiché su di loro vige un’inversione dell’onere della prova. La disciplina è comunque in divenire, con la discussione in questi giorni in parlamento di un ddl ( dicreto di legge) che propone di vietare con legge l’uso in classe dello smartphone, attualmente disposto solo con circolare ministeriale.