CATANIA – Maresciallo dell’Arma aggredito nella serata di ieri a Catania dopo aver richiamato una persona che si muoveva e comportava con un atteggiamento sospetto nello scivolo del garage di un condominio.
Maresciallo dell’Arma aggredito a Catania
La vittima, che è anche sindacalista del Sim carabinieri, sebbene si fosse qualificata, è stata brutalmente pestata dall’individuo. L’aggressore infatti ha colpito più volte il maresciallo, prendendolo a pugni in faccia e procurandogli diverse ecchimosi e una ferita lacero contusa suturata con 5 punti. L’uomo è stato arrestato dai militari del nucleo Radiomobile dell’Arma.
La nota del Sindacato italiano militari
A renderlo noto è il Sindacato italiano militari (Sim) carabinieri, che parla di “grave episodio di violenza inaudita” con il sindacalista e sottufficiale dell’Arma “brutalmente aggredito dopo aver richiamato un cittadino al rispetto del senso civico” vicino alla sua abitazione, a Catania.
“Nonostante il collega si fosse qualificato come carabiniere – afferma il sindacato – l’invito a cessare il comportamento incivile ha scatenato una reazione di inaudita violenza. L’aggressore ha sferrato diversi pugni al volto del maresciallo”.
Il pestaggio e l’arresto
“Dopo l’aggressione – ricostruisce il Sim carabinieri – l’uomo si è allontanato verso un chiosco nelle vicinanze, continuando a inveire pubblicamente contro l’Arma con insulti e frasi oltraggiose. Grazie al tempestivo intervento dell’autoradio, allertata dal maresciallo, l’uomo è stato individuato e arrestato“.
La segreteria regionale del Sim carabinieri Sicilia e il Sim carabinieri esprimono “la massima solidarietà e vicinanza” la sottufficiale “augurandogli una pronta guarigione“, ma, al contempo, “l’amarezza per le decisioni dell’autorità giudiziaria in merito alle misure cautelari“.
La misura dei domiciliari
“È inaccettabile che un uomo che ha manifestato una tale violenza gratuita contro un servitore dello Stato – sottolinea il Sim carabinieri – continuando poi a oltraggiare l’istituzione in pubblico, sia stato sottoposto alla misura dei domiciliari in attesa della direttissima”.
Per il sindacato “l’applicazione di una misura meno afflittiva rispetto alla custodia in carcere rischia di lanciare un segnale di impunità, specialmente quando la vittima è un operatore di polizia che agisce per tutelare il decoro e la legalità, anche fuori dal servizio attivo”.



