Catania, compra un motorino su "Subito.it" ma era rubato: indagato per truffa e ricettazione un uomo

Catania, compra un motorino su “Subito.it” ma era rubato: indagato per truffa e ricettazione un uomo

Catania, compra un motorino su “Subito.it” ma era rubato: indagato per truffa e ricettazione un uomo

CATANIA – La polizia di Stato ha indagato in stato di libertà, un uomo, per i reati di truffa e ricettazione. I fatti hanno avuto inizio quando, personale del commissariato di Nesima, dopo aver ricevuto una denuncia di truffa patita da un utente del sito internet “Subito.it”, ha effettuato accurate indagini finalizzate all’individuazione del responsabile, autore seriale di reati contro il patrimonio perpetrati attraverso lo strumento informatico.


Il giovane denunciante aveva visionato un annuncio sul sito “subito.it” relativo alla vendita di un ciclomotore con specifiche caratteristiche tecniche, pagando il debito contratto mediante bonifico bancario, senza tuttavia ricevere l’originale certificato di idoneità tecnica del mezzo, indispensabile per potervi circolare legittimamente.


Alla richiesta del certificato mancante, o in alternativa della restituzione della cifra versata, il truffato ha ricevuto in cambio la promessa che presto gli sarebbe stato consegnato un altro ciclomotore, simile a quello originariamente richiesto e attualmente in riparazione meccanica.

A distanza di tempo, nessun ciclomotore è stato consegnato al giovane, ma solo un certificato di idoneità tecnica privo di sostanza.

Con tale documento il denunciante ha potuto esternare quanto quanto accadutogli e gli accertamenti eseguiti dai poliziotti hanno determinato l’amara scoperta, ovvero la provenienza furtiva del mezzo promessogli.

Lo sleale inserzionista è stato quindi immediatamente convocato per essere sentito in merito alla vicenda e, stante l’emersione di evidenti indizi di reità a suo carico in ordine non solo al reato di truffa ma anche a quello di ricettazione, lo stesso è stato indagato in stato di libertà, nell’evidente stupore espresso dinanzi agli investigatori per non averla fatta franca, nella malsana convinzione che i reati informatici siano più difficilmente perseguibili.