Caso Tecnis, parla il CEO Costanzo: “La solidità dell’azienda non è a rischio”

Caso Tecnis, parla il CEO Costanzo: “La solidità dell’azienda non è a rischio”

Nelle scorse ore si è diffusa la notizia di un maxi-sequestro conservativo ai danni dell’azienda catanese Tecnis, leader nel campo dell’edilizia in Sicilia ma anche su scala nazionale. Non avendo fonti certe noi di Newsicilia.it siamo andati a chiedere ai diretti interessati spiegazioni inerenti la vicenda intervistando il CEO dell’azienda, Mimmo Costanzo:


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Dopo aver rassicurato sulla stabilità economica dell’azienda, che nel settore rientra per fatturato tra le prime dieci in Italia (nel 2014 ha chiuso con un fatturato di circa 350 milioni di euro), Costanzo ha risposto ad altre domande:

La Tecnis è una grande realtà nel campo dell’edilizia in Italia. Siete stati anche elogiati per aver completato il tratto assegnatovi della Salerno-Reggio Calabria prima del termine previsto per i lavori. È questa la vera Tecnis?

“Assolutamente sì! In azienda c’è una grande dedizione e passione nel realizzare le opere, soprattutto la volontà di continuare a crescere in un mercato sempre più complicato e ristretto considerando anche la quota marginale che il governo ha messo a disposizione per le infrastrutture. La nostra capacità competitiva è stata ed è tutt’oggi frutto della nostra organizzazione interna che ci ha portato a svolgere nella maggioranza dei casi i lavori direttamente, senza chiamare in causa ditte appaltatrici esterne. Questo ci permette di essere efficienti nella qualità e nella tempistica dei lavori. In questo momento siamo impegnati in numerose opere in Italia, attraverso grandi infrastrutture in Sardegna e Sicilia dove stiamo attuando politiche tecnologiche innovative, ma anche a Genova, Imperia, Terni, Rieti e per quanto concerne il panorama internazionale abbiamo in mano progetti anche in Tunisia. L’azienda è quindi molto solida e forte”.

In Sicilia che opere ritiene necessarie un colosso come la Tecnis?

“In Sicilia abbiamo appena ultimato i lavori della Darsena di Catania, nonostante grandi difficoltà burocratiche riscontrate durante la gestione del contratto di appalto. La nostra regione ha bisogno di grandissime opere poiché il gap infrastrutturale fra nord e sud si è accentuato negli ultimi anni. Essendo una azienda nazionale siamo interessati alla Sicilia, ma anche al resto d’Italia in quanto solo il 20% del nostro fatturato arriva da opere locali. Credo, inoltre, che questo sia un settore con immense possibilità di crescita e noi siamo pronti per coglierle sia dal punto di vista delle risorse umane, sia del management che delle tecnologie applicate”.