CATANIA – La sua “colpa” sarebbe stata quella di pedalare, di vivere la sua passione per le due ruote in sella a una bici. Uno sport che, a quanto pare, l’uomo che lo ha picchiato rompendogli il timpano, spaccandogli lo zigomo e tagliandogli il sopracciglio, non avrebbe apprezzato molto.
Vittima dell’episodio di violenza è il ciclista catanese Claudio Maria Fusto, presidente dell’associazione “Il Pedale nel Cuore”, che attraverso i social ha raccontato cosa ha subito sulla strada provinciale 15, all’altezza di Ponte Barca a Paternò, in provincia di Catania.
Rendere noto cosa gli è accaduto non è stato facile per il ciclista, che ha iniziato il suo lungo post spiegando di essere indeciso se pubblicare cosa è successo martedì scorso. A prevalere, però, è stato l’amore per il suo sport, per questo ha deciso di farlo: “Un signore a bordo della sua Multipla ci sorpassa gridando delle frasi ingiuriose per poi tagliare per intimarci a fermarci. Noi eravamo in 4 e abbiamo fatto finta di niente, sorpassandolo mentre lui era fermo e continuando la nostra marcia. Purtroppo il signore in questione lo rifà di nuovo e tagliandoci la strada come 100 metri prima cerca di farci cadere. A questo punto il più grande di età di noi quattro si ferma per capire il perché di tale gesto. Purtroppo dopo una serie di parolacce e un battibecco senza fine, ci rimettiamo in marcia con ognuno le sue idee e continuiamo la nostra pedalata“.
L’episodio, purtroppo, non si conclude lì, come aggiunge Fusto: “Per via di una strada allagata il sottoscritto scrivente, rallenta la marcia e rimane un po’ indietro. Neanche il tempo e rivedo sulla mia sinistra l’automobilista in questione che, minacciandomi di ammazzarmi, mi butta giù e poi una volta a terra, scende dalla macchina per darmi un pugno in faccia procurandomi la rottura del timpano, la lesione dello zigomo e il taglio del sopracciglio“.
Ma per Fusto la ferita più grande è un’altra: “Nel mio animo, nel mio cuore da ciclista. In questi giorni sto provando a pedalare ma la bici non m’incanta più! Ho la nausea!“.
Aggiunge l’uomo: “So che la colpa di tutto questo non è solo dell’automobilista, ma di tanti altri ciclisti che purtroppo pedalando a volte in modo sbagliato e al centro della strada ha scaturito questo tipo di odio che tramite i social e il virus dell’odio che c’è nell’aria porta a questo tipo di situazioni. Ma questo non giustifica quello che mi è accaduto“.
A convincere Fusto a raccontare la sua storia è stata la voglia di sensibilizzare per cercare di pedalare in modo corretto, suggerendo infatti di lasciar perdere chi lancia improperi, “di fare strade dove ci sono meno macchine, di cercare di non uscire a gruppo di 10 o più persone perché le nostre strade purtroppo non lo permettono“.
Ma soprattutto, suggerisce il presidente dell’associazione “Il Pedale nel Cuore”, “se vi succedesse qualcosa di simile alla mia, chiamate subito i carabinieri, non fate come abbiamo fatto noi che ci siamo fermati convinti di poter gestire un pazzo. Ricordatevi: siamo l’anello debole della strada“.

Fonte foto: Il Pedale nel Cuore – Facebook



