Scioglimento del Comune di Paternò per mafia, l’ex sindaco Nino Naso fa ricorso al Tar

Scioglimento del Comune di Paternò per mafia, l’ex sindaco Nino Naso fa ricorso al Tar

PATERNÒ – L’ormai ex sindaco del comune catanese, Nino Naso, ha dato mandato al legale Luigi Casiraro di presentare ricorso al Tar contro il decreto di scioglimento per mafia del Comune. Provvedimento che mira, per l’appunto, a fronteggiare presunte infiltrazioni mafiose e infrazioni di norme anche basilari.

Le dichiarazioni del legale Luigi Casiraro

“Siamo pronti – ha dichiarato l’avvocato Casiraro – a contrastare le tesi sullo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose del Comune di Paternò. Chiederemo una verifica rigorosa: la legge richiede fatti specifici, attuali e gravi, direttamente imputabili all’amministrazione. Qui la motivazione si basa soprattutto su valutazioni di contesto e su elementi non verificati da alcuna autorità giudiziaria.

Occorre essere molto chiari. La Commissione d’accesso svolge un’attività di natura esclusivamente amministrativa, non giudiziaria. Le sue valutazioni sono ipotesi, non accertamenti di responsabilità. Nel decreto non risultano provvedimenti penali o contestazioni a carico del sindaco. Il concetto di “condizionamento” costituisce una valutazione discrezionale dell’amministrazione, che dovrà ora essere verificata nelle sedi giurisdizionali competenti”.

“Deve essere smentita in modo categorico – ha aggiunto l’avvocato – qualsiasi ipotesi di contatti, rapporti o favoritismi nei confronti della criminalità organizzata da parte del sindaco o dell’amministrazione comunale. Non vi è stato alcun comportamento, né risultano provvedimenti amministrativi, che abbiano favorito, direttamente o indirettamente, interessi criminali”.

“Occorre inoltre evidenziare – continua il legale – che ci si trova dinanzi a un procedimento amministrativo atipico, che non consente alcuna forma di partecipazione o contraddittorio al soggetto interessato e che si fonda esclusivamente su valutazioni unilaterali dell’amministrazione.

Luigi Casiraro ha infine concluso il proprio intervento, sottolineando:

“È necessaria, inoltre, una precisione tecnica: si parla di ‘rapporti’ in senso ampio, non di atti amministrativi adottati per favorire qualcuno. Non risulta alcun provvedimento che abbia favorito soggetti controindicati. Sul procedimento penale in corso non entro nel merito: non è oggetto del provvedimento di scioglimento. Posso solo ricordare un dato oggettivo: la Cassazione ha annullato la richiesta di misura cautelare. Posso infine affermare che il mio assistito, pur amareggiato, è sereno. Si è sempre mosso nel pieno rispetto della legge. Confida che la sede giurisdizionale possa valutare i fatti con equilibrio, distinguendo tra ipotesi amministrative e fatti realmente provati”.

Scioglimento Comune Paternò, anche tasse non pagate da consiglieri e assessori

Tra le accuse rivolte al comune di Paternò, oltre che i presunti contatti mafiosi, vi sarebbe anche “l’inosservanza delle regole, anche basilari” della gestione dietro l’Ente locale, come “si evince anche dall’esposizione debitoria che alcuni amministratori comunali hanno maturato negli anni per il mancato pagamento dei tributi locali“.

Tali sono le contestazioni presenti all’interno della relazione del ministro dell’interno, allegata al decreto di scioglimento del Comune di Paternò firmato dal presidente della Repubblica. Secondo gli accertamenti emersi dalla Commissione d’indagine, infatti, vi sarebbero “diversi assessori e consiglieri comunali, sia di maggioranza che di minoranza, risultano morosi dei confronti del Comune di Paternò pur avendo ricevuto cartelle di pagamento regolarmente notificate a ciascuno di essi a cui però non ha fatto seguito il versamento dell’importo dovuto, determinando una posizione di conflitto con l’Ente locale che produce riflessi anche sullo status di rappresentante elettivo”.

“Tali indebiti – continua poi il documento – riguardano anche il primo cittadino di Paternò che ha omesso di pagare tributi comunali (Imu e Tari) sin dal 2012-2013. Solo dopo l’insediamento della Commissione d’accesso il citato amministratore ha provveduto in parte a corrispondere il dovuto“.

La nota continua poi riportando:

“La carenza a ogni livello di controlli interni e del rispetto del principio della buona amministrazione si evince anche da quanto rappresentato dalla Commissione d’indagine circa anomalie nell’attribuzione di rimborsi e gettoni di presenza ai consiglieri comunali. È emerso che, a fronte di una limitata attività dell’organo consiliare, si è tenuto un elevato numero di sedute di commissioni consiliari, tanto che viene segnalato un aumento dei costi per l’Ente locale nel 2023 pari al 100% dell’anno precedente.

La gravità della situazione dell’Ente traspare anche dalle verifiche ispettive che hanno segnalato ritardi nelle procedure di accertamento delle entrate comunali ferme ai tributi relativi al 2019, così pure per la formazione dei ruoli coattivi che riguardano indebiti risalenti al 2017″.