CATANIA – La Corte Costituzionale ha respinto il ricorso presentato dal Senato, sciogliendo il nodo sull’utilizzo delle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta Pandora, che riguarda presunte infiltrazioni mafiose e episodi di corruzione al Comune di Tremestieri Etneo.
La vicenda
Al centro della vicenda c’è il procedimento in corso davanti alla Terza sezione penale del Tribunale di Catania, che coinvolge 12 imputati, tra cui Luca Sammartino, ex vicepresidente della Regione Siciliana e attuale assessore all’Agricoltura.
Secondo la Consulta, la Procura di Catania ha operato correttamente, disponendo intercettazioni ambientali in locali utilizzati da un soggetto non parlamentare. Tali ambienti si trovavano in un appartamento che ospitava anche la segreteria politica della senatrice Valeria Sudano. I due, legati sia nella vita privata sia politicamente, condividevano infatti lo stesso immobile per le rispettive attività.
Il conflitto con il Senato
Il conflitto di attribuzione sollevato dal Senato aveva di fatto sospeso il processo, ora destinato a riprendere dopo la decisione della Corte.
Sammartino è imputato per due presunti episodi di corruzione. Il 17 aprile 2024 si era dimesso dagli incarichi di vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura, in seguito a una sospensione di un anno disposta dal gip di Catania. Questo provvedimento è stato successivamente annullato con rinvio dalla Cassazione, consentendogli di tornare a ricoprire il ruolo di assessore.
L’esponente politico ha sempre respinto le accuse, ribadendo, anche tramite il suo legale Carmelo Peluso, piena fiducia nell’operato della magistratura.




