“La Sicilia alza la testa”: da Niscemi l’accusa di De Luca e la proposta per ripartire

“La Sicilia alza la testa”: da Niscemi l’accusa di De Luca e la proposta per ripartire

NISCEMI – Si è tenuto a Niscemi, nell’Aula Magna del Museo Civico, l’incontro pubblico promosso da Cateno De Luca con il supporto del Centro Studi “Ti Amo Sicilia”, dedicato all’emergenza idrogeologica che ha colpito il territorio e alle responsabilità accumulate in oltre trent’anni di mancata prevenzione.

Un appuntamento partecipato e carico di tensione civile, durante il quale De Luca ha lanciato un messaggio chiaro: “La Sicilia deve smettere di subire e iniziare a pretendere risposte”.

“Un disastro annunciato: trent’anni di ritardi e omissioni”

Nel suo intervento, De Luca ha ricostruito puntualmente la storia normativa e amministrativa che avrebbe dovuto garantire la sicurezza del territorio dopo la grave frana del 1997.

“Dal 1997 questo territorio ha mostrato una fragilità evidente. Le istituzioni avevano il dovere di studiare, prevenire, intervenire. Invece si è andati avanti con rinvii, carte e silenzi”.

Ha ricordato come già con la Legge Sarno del 1989 le Regioni avrebbero dovuto dotarsi del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), strumento fondamentale per classificare i rischi e programmare gli interventi.

“In Sicilia il PAI arriva in modo parziale solo nel 2000 e completo solo nel 2006, quando ormai i segnali di pericolo erano evidenti”.

“Nessun alibi: le responsabilità sono chiare”

De Luca ha puntato il dito contro un sistema rimasto immutato per decenni, nonostante il susseguirsi di governi di colore politico diverso: “Dal 2014 il commissario per il dissesto idrogeologico è il Presidente della Regione. Lo dice la legge. Non si possono scaricare colpe sui sindaci”.

Secondo l’ex sindaco di Messina, le strutture commissariali avevano poteri, fondi e strumenti per intervenire, ma si sono limitate a produrre documenti senza azioni concrete.

“Il sistema doveva agire d’ufficio. Invece abbiamo avuto montagne di carte e pochissimi cantieri”.

Niscemi simbolo di un fallimento nazionale

Per De Luca, quanto accaduto a Niscemi non è un caso isolato, ma il simbolo di una gestione basata sull’emergenza permanente:

“Non servono capri espiatori. Serve una svolta politica e amministrativa vera. Qui è mancata la prevenzione, non il destino”.

La proposta: 50 milioni subito per le famiglie sfollate

Nel corso dell’incontro, De Luca ha avanzato una proposta concreta e immediata per affrontare l’emergenza abitativa: 50 milioni di euro per acquistare case già esistenti.

“Non possiamo chiedere alle famiglie di aspettare anni. Le case servono adesso”.

L’idea è quella di acquistare abitazioni sfitte già presenti nel centro urbano e destinarle subito a chi ha perso la propria casa, evitando tempi lunghi per nuove costruzioni.

I vantaggi della proposta porterebbero una risposta immediata agli sfollati, l’utilizzo di immobili già disponibili, il sostegno all’economia locale e le risorse distribuite a più famiglie e non a un solo appalto.

“Se ci sono 400 o 500 case vuote, è giusto aiutare 400 famiglie, non finanziare una sola impresa con un maxi appalto”.

“Serve un’ordinanza speciale solo per Niscemi”

Secondo De Luca, la misura dovrebbe essere inserita in una ordinanza straordinaria dedicata esclusivamente a Niscemi, con una struttura commissariale autonoma e poteri adeguati.

“Le famiglie hanno già perso tutto. Non si può continuare a dire che è presto. Le case servono ora”.

Un piano da 690 milioni, ma con una priorità chiara

La proposta si inserisce in un piano complessivo da circa 690 milioni di euro, che include la messa in sicurezza del territorio, ristori economici e ripristino delle infrastrutture.

Ma per De Luca la priorità è una sola: “Prima le persone, poi le opere. Senza una casa, non c’è ripartenza possibile”.

Niscemi oggi è il simbolo di una Sicilia che chiede risposte, non promesse. E la battaglia, come ribadito nell’incontro, è appena cominciata.