GELA – Undici condanne a pene comprese tra un anno e un anno e quattro mesi di reclusione, con l’obbligo di pagamento di una provvisionale in favore di Siciliacque come condizione per la concessione della sospensione condizionale della pena.
La sentenza
È la sentenza emessa dal gup di Gela al termine del processo, celebrato con rito abbreviato, scaturito dalle denunce presentate dalla società che gestisce il servizio idrico di sovrambito e che nel procedimento si era costituita parte civile.
Le indagini, avviate nel 2019 dal commissariato di polizia di Gela e dalla squadra mobile della Questura di Ragusa, hanno fatto emergere l’esistenza di una rete parallela di tubazioni realizzata illegalmente, che avrebbe consentito a diverse aziende agricole di appropriarsi di ingenti quantitativi di acqua potabile destinata al servizio pubblico. Altri cinque imputati hanno scelto il rito ordinario e saranno processati dal Tribunale.
La nota di Siciliacque
“La sentenza di primo grado – commenta Siciliacque – nel processo scaturito dall’operazione H2O, rappresenta un importante riconoscimento del lavoro di denuncia e contrasto ai furti idrici svolto in questi anni da Siciliacque e conferma la gravità di un fenomeno che sottrae risorse vitali alla collettività”.
“La società – prosegue la nota – continuerà l’impegno lungo l’intera infrastruttura, estesa per circa 1.700 chilometri, con particolare attenzione alla tratta Gela-Aragona, storicamente la più esposta al fenomeno degli allacci abusivi”. Il fenomeno tenderebbe a intensificarsi nei mesi estivi, soprattutto nel tratto compreso tra la zona industriale di Butera e Licata e tra Torre di Gaffe e Licata, con una forte concentrazione nell’area di Licata, dove i volumi sottratti avrebbero raggiunto in media i 30 litri al secondo.
I provvedimenti
Per rafforzare le attività di prevenzione e contrasto, Siciliacque ha inoltre avviato un percorso di innovazione mutuando l’esperienza del gruppo Italgas, socio da ottobre 2023, nel campo della digitalizzazione delle reti. L’obiettivo è potenziare le attività di bonifica attraverso nuove tecnologie già testate con successo, sistemi mobili di videosorveglianza e strumenti di rilevazione avanzati controllati da remoto, oltre a intensificare la collaborazione con forze dell’ordine, magistratura e autorità locali.
Resta ferma la presunzione di innocenza fino al passaggio in giudicato della sentenza.



