NISCEMI – “Oggi è crollato anche il mio cuore“. Sono parole cariche di dolore quelle pronunciate dall’architetto Roberto Palumbo, proprietario della palazzina di tre piani crollata nel precipizio di Niscemi, una delle abitazioni simbolo della frana che ha sconvolto la città.
L’uomo, 76 anni, racconta al Corriere della Sera la tragedia che ha spazzato via una vita intera: “Quella casa era il nostro focolare. L’avevo progettata io stesso, era la nostra storia. Lì c’erano i miei figli, mia moglie, che oggi non c’è più. È andato via un pezzo enorme del nostro mondo”.
Una casa costruita per resistere, crollata per l’abbandono
La palazzina, realizzata nel 1974 con criteri antisismici, era stata progettata dallo stesso Palumbo. “Ha resistito quasi contro la legge di gravità – racconta – ma era tecnicamente impossibile che potesse restare in piedi”.
Nessun abuso edilizio, sottolinea con forza: “Aveva tutte le autorizzazioni. Come le altre case accanto, costruite da me. Erano pensate per essere indistruttibili”.
Il crollo, secondo l’architetto, era annunciato da decenni: “Dal 1997 sappiamo che sarebbe successo. Abbiamo chiesto interventi, consolidamenti, drenaggi, la demolizione delle case abbandonate. Non è stato fatto nulla”.
“Una tragedia figlia della negligenza”
Parole dure quelle di Palumbo, che non usa mezzi termini: “Qui c’è stato malcostume, superficialità, strafottenza. I responsabili devono pagare. Le case non sono abusive, è stato lo Stato a non intervenire”.
Della sua abitazione è riuscito a salvare solo poche cose: “Il cane, le foto, le lettere, qualche ricordo. I mobili si ricomprano, la vita no”.
E nonostante tutto, non pensa di andare via: “Io resto qui. Qui sono nato, qui ho cresciuto i miei figli”.
Il sindaco Conti: “Niscemi non è un piccolo Comune dimenticato”
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Massimiliano Conti, con un video pubblicato sui social. “Siamo una comunità di 25mila abitanti – ha detto – una città che produce un miliardo di euro l’anno con il suo indotto. Non siamo un piccolo Comune da liquidare con superficialità”.
Il primo cittadino ha respinto con decisione le accuse di abusivismo: “Il nostro centro storico è documentato da mappe di 300 anni fa. Niscemi è stata fondata dai Branciforte. Qui non c’è abusivismo, c’è sofferenza”.
Scuole riaperte e supporto psicologico
Il sindaco ha inoltre confermato che da domani le scuole riapriranno, dopo lo spostamento delle classi dagli edifici ricadenti nella zona rossa: San Giuseppe, Don Bosco e Belvedere.
“Gli edifici riaperti sono sicuri – ha assicurato – e sono stati effettuati controlli tecnici anche sugli impianti di riscaldamento”.
È previsto inoltre l’intervento di équipe di psicologi per supportare studenti e famiglie: “Serve accompagnare i ragazzi in un momento così traumatico”.
Una ferita ancora aperta
La frana di Niscemi lascia dietro di sé macerie, rabbia e dolore. Ma anche una domanda che torna a farsi sentire con forza: si poteva evitare? Per chi ha perso la casa, i ricordi e una parte della propria vita, la risposta sembra essere già scritta.



